giovedì 29 ottobre 2020

L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI

 In una cascina vicino a Bergamo alla fine del secolo scorso, cinque famiglie di contadini vivono, lavorano, amano, soffrono. Una ragazza sposa uno dei giovani. Il loro viaggio di nozze a Milano è movimentato dalle repressioni, da parte delle truppe di Bava Beccaris, delle manifestazioni popolari. L'albero del titolo è quello che uno dei contadini taglia per fare gli zoccoli per il figlio. Il padrone viene a saperlo e scaccia la famiglia. 

Ermanno Olmi ritrova fiato ed estro poetico mettendo in immagini le storie contadine dei suoi nonni. Il film circola in due versioni (una italiana e l'altra in bergamasco non proprio stretto, doppiata dagli stessi attori non professionisti). Grande successo in Italia e in tutto il mondo (Palma d'oro a Cannes). In oltre tre ore di proiezione (nell'originale era uno sceneggiato tv) molte le scene indimenticabili (come la semina sotto la prima nevicata, un gesto consumato come in una sacra funzione).

https://www.avvenire.it/agora/pagine/la-lezione-di-olmi-e-del-suo-albero-degli-zoccoli


 ARISTIDE GABELLI E LA LEZIONE DI COSE

Aristide Gabelli può essere agevolmente considerato il maggior pedagogista italiano del secondo Ottocento, si colloca all'interno del movimento del positivismo che rispecchia l'orientamento culturale che prese l'avvio proprio intorno alla metà dell'Ottocento. 
Esso si caratterizza, un'attenzione ai fatti comprovabili, e di conseguenza fa particolare affidamento sul metodo scientifico, dedicandosi allo studio e all'analisi unicamente dei fatti concreti, senza nessuna concessione alla fantasia o ai ragionamenti metafisici che abbiamo visto essere tanto cari ai pensatori degli anni precedenti.

La visione di Gambelli è contestualizzabile all'interno del clima post unitario che stava vivendo l'Italia in quel periodo (1880 circa, dove il più grande problema era dato dall'avanzato livello dell'istituzioni politiche e civili che avevano permesso l'unificazione della penisola contrapposto però a una notevole arretratezza a livello di popolo. Per Gabelli lo scopo dell'educazione doveva essere il bene comune, e quindi assegna alla scuola il delicato ruolo di formare gli italiani
La sua proposta educativa, nel concreto, è comunque piuttosto moderata: si tratta di promuovere la libertà di pensiero attraverso l'impiego di una modalità di insegnamento basata sul metodo scientifico ed empirico.

A livello metodologico, molto forte è la critica che il Gabelli avanza nei confronti delle strategie didattiche tradizionali, atte alla trasmissione di valori in modo dogmatico più che allo sviluppo del ragionamento logico: l'alunno deve essere in grado di pensare con la propria testa. Infatti, la fonte della sua riflessione riguarda se ci sia veramente un'utilità nella scuola elementare, considerando che le informazioni presso esse impartite vengono subito dimenticate. Giunge dunque alla conclusione che siano necessari maestri che impartiscano in modo consono le informazioni: con il metodo induttivo.

Egli suggerisce dunque un investimento sul metodo scientifico, visto come formativo in quanto, partendo dall'esperienza diretta, esso porta allo sviluppo dello spirito di ricerca, della capacità di analisi, dello spirito critico. L'importanza della scuola è posta dunque dalle cose che vengono effettivamente insegnate a come vengono insegnate: non sono più solo i contenuti che vanno a incidere sulla formazione dello studente, ma anche il modo con cui gli vengono presentati.
A differenza di Herbert, Gabelli pone maggiore attenzione alla psicologia dell'alunno piuttosto che alla portata dei contenuti scolastici: egli è attento alle dinamiche infantili e rende il fanciullo un protagonista attivo e consapevole del processo educativo.






DOMANDE PAGINA 290

1. la riflessione che viene fatta riguardo la scuola elementare riguarda se sia vermante utile, considerando che spessp le informazini impartite vengono subito dimenticate.

2. Herbert favoriva un impegno nel rendere gremiti i contenuti dell'insegnamento, mentre Gabelli era più attento alo sviluppo del ragionamento logico da parte del fanciullo.


IL MUTUO INSEGNAMENTO 

 Nello stesso periodo in cui ebbero diffusione le teorie di Herbert si ebbe la nascita di un'altra tipologia di medito, chiamato "mutuo insegnamento" atto a formare i ceti popolari. Coloro che lo fondarono furono gli inglesi Andrew Bell e Joseph Lancaster i quali ebbero la stessa idea: avvalersi degli studenti più colti per aiutare i principianti. Era un metodo rapido ed economico di istruire 

Nelle scuole mutue l'insegnamento era limitato alla lettura, alla scrittura e al calcolo, e per le bambine il cucito. Le lezioni avvenivano in grandi stanca in cui moltissimi alunni si raccoglievano attorno ai loro coetanei insegnanti; quest'ultimi erano gli unici ad imparare direttamente dai professori. 

Le classi erano fornite di grandi cartelloni con l'alfabeto e le operazioni aritmetiche semplici. I gruppi di allievi, secondo il livello di preparazione, passavano da un cartello all'altro. I principianti si esercitavano nella composizione delle lettere e di calcoli: soltanto quando erano più esperti cominciavano a scrivere sulla lavagna e poi sui quaderni.

Nel corso dell'Ottocento, questo tipo di scuola ottenne successo presso i progressisti liberali, che giudicavano questo metodo come buono per abbattere il diffuso problema dell'analfabetismo per migliorare le condizioni di vita popolari.


DOMANDE PAGINA 288

1. il mutuo insegnamento si avvaleva degli studenti più colti per aiutare i principianti.

2. le esperienze dalla quelli egli prese ispirazioni furono quelle fatte presso i suoi anni di missionario in India.

3. una delle critiche che fu mossa a questo metodo di insegnamento furono la sua base troppo mnemonica e simile ad una catena di montaggio.

4. questo metodo permise di abbassare il tasso di analfabetizzazione.


LA PEDAGOGIA DI HERBERT

Johann Friedrich Herbart può essere considerato il primo pedagogista nel senso moderno dell'espressione. Egli dà infatti una risposta alla natura della pedagogia: secondo lui, essa è una disciplina che comprende da un lato la filosofia morale per l'individuazione di infine educativo, e dall'altro la psicologia per le modalità attraverso le quali avviene l'apprendimento. Possiamo cogliere in modo lampante l'esempio kantiano: l'educazione ha una finalità morale personale e di conseguimento delle virtù. Per quanto riguarda la psicologia egli considerava la conoscenza umana come un processo che regola il flusso continuo di rappresentazione che varcano la coscienza. Associandosi, differenziandosi, componendosi, tali rappresentazioni anno a formare il quadro generale  del nostro sapere.                                                      Ogni affetto, ogni desiderio, ogni volontà consistono in rappresentazioni che diventano mano a mano più elevate, fino a raggiungere le idee modello quali libertà, perfezione, benevolenza, diritto, equità. Se questo processo non è ordinato secondo regole precise e seguito da un adulto, la crescita intellettuale e morale produrrà una personalità adulta pronta ad assumere le proprie responsabilità. Il processo di apprendimento intellettuale consiste dunque nella promozione ben concatenata e graduale di rappresentazioni tese a trasferire nel soggetto conoscenza e plasmare la moralità: l'istruzione educativa.

La pedagogia di Herbert si propone come scienza pratica, ovvero impegnata a definire sia i fini che i modi per conseguirli.                                                                                                                                                       Sul piano del metodo fa tesoro sia degli insegnamenti di Pestalozzi sia delle sue esperienze come insegnante, creando un impianto generale caratterizzato da governo, disciplina o cultura morale e una didattica specifica. Egli sosteneva infatti che il punto di partenza di una buona educazione fosse un ambiente bene organizzato, nel quale gli alunni sono continuamente assistiti.  Bisogna inoltre abbinare una specifica caratterizzazione personale. Questo è possibile grazie a due  modalità: l'impiego di premi e castighi e la costruzione di una disciplina interiore tramite l'apprendimento. E' inoltre necessario uno sforzo per creare la moralità mediante l'esercizio intellettuale. Impegno nell'apprendimento esercito la volontà e costituisce per formare il senso etico personale.

L'impianto metodologico herbertiano prevede una serie di dettagliate prescrizione didattiche destinate agli insegnamenti, tra cui spiccano la necessità di chiarezza, associazione, ordine sistematico e metodo. Bisogna che l'educazione sia proporzionata all'età del bambino.


DOMANDE PAGINA 286

1. un aspetto che Herbert prende della filosofia kantiana è la finalità morale personale e di conseguimento delle virtù dell'educazione.

2. la sua pedagogia è caratterizzata da un impianto generale, caratterizzato da governo, disciplina o cultura morale e istruzione e una didattica specifica.

3. le discipline e la formazione del carattere hanno lo scopo di formare l'individuo nella sua moralità.

4. l'insegnante deve guadagnare chiarezza, associazione, ordine e metodologia.


LA MODERNITA' E L'EDUCAZIONE

 A partire dal XIX secolo andò a configurarsi quella società che noi chiamiamo moderno, ovvero che riconosce la necessità di essere alfabetizzata almeno a livello basilare e che vede nella generalizzazione della scuola il mezzo per rendere i bambini adulti all'altezza dei tempi, capaci di inserirsi nella vita sociale e produttiva in modo attivo.

La diffusione delle scuole era sostenuta sia dagli esponenti della modernità, ma anche da chi ne diffidava pensando che essa avrebbe annichilito la parte tradizionale e religiosa della vita: entrambi sostenevano l'essenzialità della scuola per l'attuazione di un processo di progresso, assolutamente necessario.

Il modello di vita borghese era considerato un esempio e andava esteso anche ai ceti sociali più poveri . A questo scopo furono attivate le tecniche di self-help secondo le quali ciascuno possiede le capacità per migliorare la propria condizione.


DOMANDE PAGINA 282

1. il termine modernità fa rifermento a quella società che sostiene la necessità dell'alfabetizzazione generale per ottenere il progresso.

2. coloro che criticavano l'idea di modernità ritenevano che essa avrebbe annichilito la parte religiosa e tradizionale della vita.

3. la scuola è la chiave per l'attuazione di un processo di sviluppo della società.






 I NUOVI LIBRI DI TESTO

In seguito alla laicizzazione della scuola si dovette compiere un ulteriore passo: la laicizzazione dei libri di testo. 

Comparvero a tale scopo i libri pubblicati dagli illuministi come Basedow,  trasmettevano valori laici, senza escludere il rispetto di quelli religiosi: elogiavano la laboriosità, l'uomo della ragione e inducevano ad amare la scuola. Questi ammonimenti avevano lo scopo di mantenere l'ordine sociale.

Sul piano didattico questi libri proponevano l'insegnamento dell'alfabeto attraverso testi brevi; non mancavano i testi scientifici, nei quali si spiegava l'utilità pratica. In generale miravano a stimolare il ragionamento negli alunni, non la memorizzazione come facevano i testi religiosi.

Gli insegnamenti morali erano veicolati da esempi, in cui ad un'azione buona corrispondevano ricompense positive e viceversa; tutto in chiave laica ovviamente: non vi era alcun riferimento al peccato divino.

Il tema dell'utilità della scuola ritornava con insistenza: nelle comunità sopratutto campagnole era necessario stimolare le persone a voler intraprendere un percorso scolastico.



DOMANDE PAGINA 252

1. i libri di testo tradizionali contenevano insegnamenti morali religiosi.

2. i libri cercavano di trasmettere il buon comportamento per mantenere la società disciplinata e l'amore per la scuola.

3. i libri di Falbiger presentavano insegnamenti morali di matrice laica, ma con accenni alla religiosità; dal punto di vista didattico proponevano l'insegnamento di materie sia umanistiche che scientifiche, atte a stimolare il ragionamento logico, non l'apprendimento mnemonico.

  


LA RIFORMA SCOLASTICA DI MARIA TERESA E GIUSEPPE II 

Tra gli anni sessanta e settanta del 1700 tutti gli istituti scolastici furono chiamati a riorganizzare i propri sistemi scolastici, al fine di sostituire ai gesuiti dei nuovi insegnanti. 

Particolarmente importante fu quello che accadde durante l'impero di Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II i quali diedero vita a riforme che gettarono le basi del moderno sistema scolastico direttamente gestito dallo Stato. I sovrani erano infatti convinti che fosse loro dovere prendersi cura del popolo; inoltre l'estendere la scuola a tutto il popolo avrebbe fatto crescere il tasso di istruzione e l'autodisciplinamento, ma anche una fedeltà nei loro confronti.

Garantire l'istruzione al popolo lo avrebbe reso in grado di pensare, e di conseguenza anche di rivoltarsi; non concedergliela però avrebbe significato andare contro gli ideali illuministici stessi: i sovrani riuscirono a garantire questo equilibrio.

La loro riforma era quasi priva di punizioni: insegnare la ragionevolezza delle leggi era più utile che punire e basta.


LE RIFORME DI JOHANN IGNAZ VON FELBIGER

Nel 1765 l'abate Von Felbiger stilò dei provvedimenti simili a quelli degli imperatori, ma applicandoli per i sudditi cattolici della Slesia, area prevalentemente protestante. Notò che molti cattolici mandavano i loro figli nella scuole luterane, in quanto in quelle cattoliche l'apprendimento non era altrettanto di qualità; tentò così di ampliare la scuola anche a questa fede, dandogli un'impronta prevalentemente cattolica. 

Nel 1774 fu chiamato da Maria Teresa a Vienna per introdurre alcuni miglioramenti necessari nel sistema scolastico austriaco, avviando il sistema scolastico detto "normale".  Tale metodo permette di organizzare una serie di norme didattiche molto dettagliate per l'apprendimento della lettura, della scrittura, del calcolo e del catechismo.

La sua riforma, che prevedeva di rendere la scuola primaria obbligatoria, fu resa possibile grazie all'esproprio dei beni della Compagnia. Così nello stesso anno la sovrana firmò l'ordinanza stesa da Felbiger che imponeva l'obbligo scolastico ai fanciulli di entrambi i sessi dai sei ai tredici anni e istituiva le scuole elementari minori, dalla durata di un anno, in cui venivano insegnate le abilità di base. Poi vi erano le scuole elementari maggiori, dalla durata di tre o quattro anni, e le scuole normali. In quest'ultime vi erano i corsi di formazione per maestri.

Nel 1778 fu nominato direttore principale del sistema scolastico austriaco, carica che mantenne fino a dopo la morte di Maria Teresa. Giuseppe II continuò il processo di riforma, rendendo le scuole elementari gratuite e favorendo la laicizzazione del corpo docente. La politica asburgica ebbe l'effetto di raddoppiare il numero delle scuole e migliorare la formazione dei maestri. Però, siccome alcune scuole erano situate in campagna ed altre in città, le quali potevano pagare meglio i maestri, nacque il concetto di status, legato al grado di istruzione che si richiedeva agli insegnanti: nelle campagne lo erano molto meno.

Molti giovani iniziarono a dedicarsi a questa professione, mentre i sacerdoti sempre meno, considerando che non riuscivano a convogliare il lavoro pressala chiesa con l'insegnamento. Possiamo affermare che al maestro religioso si sostituì quello laico.

Una novità fu l'introduzione delle maestre laiche: le ragazze poterono così accedere ad un lavoro rispettabile.

Questa necessità di formare maestri sempre più competenti in ambito pedagogico e didattico, spinse l'impero a fondare, nel 1805, la prima cattedra di pedagogia all'università di Vienna; il primo insegnante fu Vinzenz Eduard Milde, sensibile alle proposte dell'illuminismo, ma anche legato alla fede cristiana.

Nella Lombardia austriaca questa riforma ebbe grande successo; si diffuse poi nel resto della penisola in epoca napoleonica.

Il caso asburgico fu però isolato in Europa: raramente i governi si mostrarono propensi ad accogliere tali riforme.


DOMANDE PAGINA 250

1. la sovrana volle promuovere una riforma del sistema scolastico per rendere il popolo in grado di pensare, seguendo gli ideali illuministi.

2. l'ordinanza stesa da Felbiger imponeva l'obbligo scolastico ai fanciulli di entrambi i sessi dai sei ai tredici anni e istituiva le scuole elementari minori, dalla durata di un anno, in cui venivano insegnate le abilità di base. Poi vi erano le scuole elementari maggiori, dalla durata di tre o quattro anni, e le scuole normali. In quest'ultime vi erano i corsi di formazione per maestri.

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