mercoledì 30 dicembre 2020


LE NUOVE FIGURE SCOLASTICHE

I cambiante riguardo alle istituzioni scolastiche, riguardarono anche i loro dipendenti: uno di questi fu l'inserimento del moderno maestro elementare, ovvero un personale dedicato professionalmente all'insegnamento elementare, che aveva seguito corsi specifici. 

Ben presto, agli uomini si affiancarono anche le donne; anzi, elle superarono di gran lunga i colleghi di sesso maschile, che preferivano eseguire mestieri più tecnici. Risultarono addirittura essere più adatte, in quanto meno inclini a politicizzare l'insegnamento, e maggiormente ad assumere i ruoli materni. Per le ragazze, risultava spesso l'unico modo per rendersi autonome: soltanto alla fine del secolo verranno ammesse anche ai corsi universitari. 

Un'altra inedita figura che apparve in ambito scolastico fu quella dell'insegnante di ginnastica, che subentrarono a partire dal 1878. Furono sopratutto i medici a voler introdurre tale occupazione, sostenendo l'importanza dell'esercizio fisico. 

Inoltre presero importanza gli educatori per sordomuti e ciechi, ma anche per coloro che avessero malformazioni genetiche, e alla fine del secolo si arrivò all'apertura di istituti di cura. Per i sordomuti, la tradizione fu coltivata dal padre Tommaso Pendola, mentre per quanto concerne le malformazioni troviamo Ernesto Ricardi di Nertro.  Ai soggetti disabili a livello psichico rivolsero l'attenzione Giuseppe Montesano e la sua allieva Maria Montessori, verso la fine del 1800. Su  iniziativa di Montesano nel 1900 fu aperta la Scuola Magistrale Ortofrenica di Roma, per la preparazione degli insegnanti per i soggetti disabili.  Fu in questa scuola che studio la giovane Montessori, e da qui partì per fondare il suo metodo. 

L'INTERVENTO DEI MEDICI

I medici divennero figure importantissime e simboliche: erano i mediatori tra i ceti elevati di cui facevano parte, e i ceti più popolari a cui si rivolgevano i maestri. Per rendere questo possibile, i dottori erano soliti scrivere articoli  e libri rivolti agli insegnanti. L'igene diventò addirittura materia di studio, nel 1894, per frenare le degenerazione fisica: era diventata una vera e propria norma etica. 

DOMANDE PAGINA 353

1. i docenti rappresentavano un personale dedicato professionalmente all'insegnamento elementare, che aveva seguito corsi specifici.

2. risultarono essere più adatte, in quanto meno inclini a politicizzare l'insegnamento, e maggiormente ad assumere i ruoli materni. 

3. vennero inseriti dei maestri specializzati nella loro educazione, ma vennero anche costruiti istituiti specifici. 

4. i medici divennero delle figure essenziali, in quanto mediatori tra i ceti elevati di cui facevano parte, e i ceti più popolari a cui si rivolgevano i maestri; infatti, grazie a loro fu reso possibile l'inserimento dell'ignee all'interno del curriculum scolastico.


LE SCUOLE PER ADULTI

 Se si voleva veramente combattere l'ignoranza era necessario educare parallelamente anche gli adulti. A tal fine si percorsero diverse vie. Una di queste fu l'istituzione delle scuole per militari nel 1869, sulla base dev'esempio piemontese preunitario.

Altri luoghi furono le scuole serali e festive, finanziate da Comuni e privati. Grazie a queste le persone iniziarono a sviluppare una loro opinione personale politica, culturale e religiosa; non a caso parallelamente, iniziarono a svilupparsi corsi che proponevano ideali specifici e non generici. 

Non vanno poi sottovalutate le scuole tecniche: a causa della creazione dei nuovi macchinari produttivi, si creò la necessità di corsi meccanici, elettrici, chimici, ecc. Questi erano sostenuti dagli stessi imprenditori ed erano rivolti anche ai più giovani. Qualcosa di analogo accadde anche in ambito agricolo, dall'esigenza di propagare dove pratiche di coltivazione e di aumentare i rendimenti della terra; questi ambienti erano le Cattedre ambulanti dell'agricoltura ed erano finanziate dai comuni stessi. 

Particolarmente attive furono anche le società di mutuo soccorso, fra gli operai e gli artigiani. Queste avevano scopo previdenziale, assicurativo e di matrice sindacale. Attraverso questi ambienti si diffuse una mentalità fondata su uno stretto rapporto tra il lavoro manuale e le conoscenze tecniche e scientifiche. Lo scopo non era solo economico, ma anche istruttivo-politico. I valori diffusi erano self-helpisti, ovvero basati sulla fiducia nelle proprie capacità e sull'aspirazione ad un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Ovviamente questo pensiero ha fonte laica, anche se non disdegnava il credo: era una concezione deistica, ovvero un cristianesimo svuotato dei suoi principi teologici, che si traduceva in una forte solidarietà umanitaria. 

Questo distaccamento dalla fede cristiana, unito allo sviluppo delle realtà massoniche, mise in allarme la Chiesa. Quest'ultima mise in atto delle iniziative di informazione religiosa, che comunque portarono allo sviluppo dell'educazione. Infatti, riuscirono ad intrecciare la religione con i cambimenti apportati dalla rivoluzione: pur avversando i principi dello stato liberale, non si dimostrarono ostili alle innovazioni, proponendo un'Italia nuova, ma pur sempre cattolica.

DOMANDE PAGINA 350

1. le scuole reggimentali erano scuole di insegnamento militare, rivolte agli adulti.

2. inoltre vennero sviluppate le scuole festive, tecniche, agrarie e di mutuo soccorso.

3. la necessità di istituire una scuola tecnica nacque per fronteggiare lo sviluppo scientifico dell'epoca.

4. i cattolici proposero iniziative di informazione religiosa, che riuscirono ad intrecciare la religione con i cambimenti apportati dalla rivoluzione.


LA DIFFUSIONE DELLA SCUOLA

 Il modello di scuola al quale il governo italiano ambiva era quello della scuola obbligatoria e laica. Addirittura venne attribuita allo Stato la piena responsabilità della gestione, dell'insegnamento e del controllo delle scuole. In tal senso, la scuola primaria venne identificata come ordinaria, sia per chi era intenzionato a fermarsi una volta conclusa, sia per chi volesse procedere con gli studi. La scuola prese dunque il significato di requisito necessario alla formazione del buon cittadino.

La diffusione dell'istruzione fu uno degli strumenti attraverso cui lo Stato liberale rafforzò la sua influenza sulla società, lottando contro superstizioni e tradizioni austere. 

Nonostante i fattori appena considerati, oltre che i presupposti della legge Casati di mandare tutti i fanciulli a scuola, e i provvedimenti di materia lavorativa che abolivano l'assunzione dei fanciulli, la piena scolarizzazione sociale risultò lenta. Infatti, l'Italia, rispetto agli altri Paesi europei risultò molto arretrato, Un punto a suo favore, risultò essere l'annessione delle ragazzacce agli studi, che in percentuale fu molto alta; nonostante questo, l'aspetto qualitativo della loro educazione risultava superficiale.

Vi era, in aggiunzione, una grandissima discrepanza tra nord e sud: il meridione era stato infatti escluso dallo sviluppo economico settentrrionale, e di riflesso lo stesso valse per l'educazione; in particolare al nord gli analfabeti risultavano il 32%, mentre al sud il 70%. Questo accadeva perché la capitale era ancora Torino, quindi lontanissimo dalla realtà del sud, non solo geograficamente ma anche politicamente e socialmente.

DOMANDE PAGINA 347

1. il modello novecentesco, a differenza di quello ottocentesco, risultava legato all'obbligatorietà e laico.

2. il meridione era stato infatti escluso dallo sviluppo economico settentrrionale, e di riflesso lo stesso valse per l'educazione; in particolare al nord gli analfabeti risultavano il 32%, mentre al sud il 70%.

3. la maggiore secolarizzazione femminile era caratterizzata da una partenza inferiore.


PEDAGOGIA

LA LOTTA CONTRO L'IGNORANZA NELL'ITALIA POST-RISORGIMENTALE

Dopo la stagione risorgimentale, i governanti italiani si trovano di fronte al problema di creare una nazione anche socialmente unita; questo risultava molto difficile, a causa delle tradizioni e storie molto diverse tra loro, che caratterizzavano il popolo italiano. Inoltre, molto spesso, gli italiani, più che cittadini si sentivano sudditi della nazione ed analfabeti.

Una delle soluzioni che venne proposta fu la via dell'alfabeto, ovvero la diffusione dell'educazione basata su sentimenti patriottici. A tale scopo fu utile affiancare l'esercito, poiché tramite esso i giovani poterono aumentare la loro retorica patriottica ed entrare in contatto con giovani provenienti da realtà diverse tra loro. 

La lotta contro l'analfabetismo incontrò molte difficoltà, come la povertà, gli squilibri territoriali nella diffusione delle scuole l'ostilità di una parte del clero e la paura da parte delle classi dirigenti di quali conseguenze avrebbe potuto generare un'eccessiva alfebatizzazaione; è però importante specificare, che anche i ceti contadini (grandissima percentuale in Italia) erano sfiduciosi nei confronti di queste innovazioni, in quanto le percepivano come potenziali detrazioni del lavoro. 

Era dunque necessario sia un processo di scolarizzazione che alfabetizzazione; il primo termine fa riferimento all'introduzione dell'obbligatorietà della frequentazione scolastica, il secondo all'impossedimento delle competenze legate allo scrivere e allo far di conto, molto spesso associato alle scuole.

DOMANDE PAGINA 346

1. ai fini dell'istruzione fu utile la leva militare poiché tramite essa i giovani poterono aumentare la loro retorica patriottica ed entrare in contatto con giovani provenienti da realtà diverse tra loro. 

2. La lotta contro l'analfabetismo incontrò molte difficoltà, come la povertà, gli squilibri territoriali nella diffusione delle scuole l'ostilità di una parte del clero e la paura da parte delle classi dirigenti di quali conseguenze avrebbe potuto generare un'eccessiva alfabetizzazione, ma anche lo scietticismo da parte delle popolazioni contadine.

3. no, scolarizzazione che alfabetizzazione non sono sinonimi: il primo termine fa riferimento all'introduzione dell'obbligatorietà della frequentazione scolastica, il secondo all'impossedimento delle competenze legate allo scrivere e allo far di conto, molto spesso associato alle scuole.

martedì 24 novembre 2020



MARCEL MAUSS E L'ECONOMIA DEL DONO

Nel saggio Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche, l'antropologo francese Marcel Mauss propone una teoria che avrebbe rivoluzionato le basi dell'antropologia moderna: la “teoria del dono”. Questa teoria è il frutto della comparazione di varie ricerche etnologiche compiute sul campo da studiosi come Boas, Malinowski ed altri collaboratori; quest'ultimi fornirono a Mauss un'ampia gamma di documenti ed esempi differenti di una pratica economica molto diffusa sia tra le società arcaiche che tra quelle dotate di un economia più sviluppata e complessa: l'economia del dono.
L'economia del dono, consiste nello scambio di beni il cui valore intrinseco non è considerato un dato rilevante, e , secondo la teoria di Mauss, questo scambio avrebbe avuto un ruolo centrale nella creazione di relazioni sia tra uomini che tra uomini e divinità. Il dono sarebbe infatti capace di gettare un ponte tra l’uomo e il divino, ma anche tra uomo e divino. Applicando questo principio alla pedagogia di Fröbel, donare gli oggetti ai bambini crea un ponte tra il pedagogista e il bambino, ma anche tra il bambino e la sua coscienza. In questo senso, il dono sarebbe il rinforzo positivo, che a differenza del rinforzo negativo, va a creare un legame tra le due parti; sopratutto se, come in questo caso, il rinforzo è ingiustificato.
Secondo Mauss, il dono rappresenta “fatto sociale totale”, vale a dire un che esso è un elemento specifico di una cultura, che pone un individuo in relazione con tutti gli altri appartenenti alla stessa cultura.
Come dicevamo poco sopra, il meccanismo del dono è diverso da una qualsiasi altra economia basata sul valore dell’oggetto e nel suo saggio Mauss scompone la pratica del dono in tre distinti momenti che si basano su quello che l’autore avrebbe definito un
 principio della reciprocità”.
Questi tre momenti costituiscono di base tre azioni: il Dare, ovvero l’atto pratico di eseguire il dono, offrendo un bene, servizio o altro ad un altro individuo, divinità o comunità; nella seconda fase, quella del Ricevere, l’oggetto donato deve essere accettato da chi sta ricevendo il dono; l’accettazione del dono conduce alla terza fase, ovvero quella del Ricambiare, una fase particolare che rappresenta il vero momento di distacco tra l’economia del dono ed un qualsiasi altro tipo di economia basato sull’equivalenza del valore dei beni scambiati. L’obbligo “contrattuale” del ricambiare il dono ricevuto è in realtà un semplice obbligo morale. Questo significa che una volta accettato il dono, nulla vieta al ricevente di non ricambiare, ed è proprio in questo “atto di fiducia verso gli altri” che, secondo Mauss, è possibile rintracciare il vero valore della pratica del dono: l'assenza di garanzie per il donatore.
Per evidenziare questa assenza di garanzie Mauss propone nel saggio alcuni interessanti eempi di economia del dono, come il potlatch, osservato e documentato da Boas, ovvero una pratica cerimoniale che all’epoca si svolgeva tra alcune tribù di Nativi Americani della costa nordoccidentale del Pacifico, come gli Haida, i Tlingit, i Tsimshian, i Salish, i Nuu-chah-nulth e i Kwakiutl. Durante la cerimonia del Potlatch, individui appartenenti allo stesso status sociale procedono con la distribuzione o la distruzione di beni di grande valore, in questo modo possono affermare pubblicamente il proprio rango o riacquistarlo in caso lo abbiano perso.
L'economia di mercato si ispira all'avere più che al dare: il soggetto dell'azione non è dunque una seconda persona, ma la persona stessa che compie l'azione. Tuttavia esiste una forma di economia simile, l'economia della comunione, i quali fondamenti sono stati descritti da Chiara Lubich.
Le pratiche di condivisione di informazioni, esistenti all'interno delle comunità odierna sono state analizzate da Marco Aime e Anna Cossetta, come pratiche del donare che si muovono sulla stessa linea delle teorie di Mauss: nel caso ad esempio di Wikipedia, chi dona la creazione di una voce o l'approfondimento di un'altra già esistente, compie un dono che viene ricevuto da chi accederà a quelle informazioni e a sua volta contraccambierà, producendo così una forma di conoscenza partecipata. 


lunedì 23 novembre 2020


I CONSUMI DELLA SOCIETA' POSTMODERNA: IL CONSUMISMO

 Nella società postmoderna, il consumo è un'attività che sta acquisendo una sempre maggiore portata.       Il consumo può essere inteso, sia dal punto di vista economico che sociologico: l'acquisto di un bene o un servizio nel primo caso, oppure l'uso di quel bene o servizio nel secondo caso.

Dopo la seconda guerra mondiale, la capacità di consumo dei beni venne estesa a strati sempre più ampi della popolazione, chiamati ad assorbire, con i loro acquisti, i prodotti realizzati da industrie desiderose di vendere. Il consumo, è dunque un ingranaggio senza il quale l'organo del capitalismo non funzionerebbe. Si può infatti descrivere il sistema industriale come un processo a spirale, che gli studiosi chiamano sviluppo o crescita dell'economia: le industrie producono beni che devono essere venduti e consumati, affinché ci sia bisogno di produrre altri beni, per sostituire quali consumati in modo tale da mantenere attivo il meccanismo produttivo.

Come già accennato precedentemente, nel corso del Novecento, le classi in grado di consumare divennero molto più estese. Inoltre, in breve tempo, l'offerta di prodotti industriali per ciascuna tipologia di beni si è moltiplicata, rendendo necessario differenziarla, in base alle sue caratteristiche; parallelamente, si diffuse il fenomeno pubblicitario per promuovere i prodotti ed indurrebbe persone comprarli. Da qui nacque il consumismo, ovvero la tendenza a consumare più beni di quelli di cui si ha una reale necessità.

Oltre che i beni materiali, la società consumistica ricerca i cosiddetti beni intagliatili, ovvero non materiali, come vacanze, viaggi, spettacoli, ecc.

Nelle pratiche del consumo, hanno 4 caratteristiche principali:

  • le marche permettono ai consumatori di distinguere i beni ed esprimere le loro preferenze, e alle aziende di farsi riconoscere; al contempo, in base alla percentuale di acquisto possono differenziare la loro offerta.
  • le grandi marche commercializzano in tutto il mondo, proponendo stili di vita globalizzati; allo stesso tempo, vengonoutilizzati dalle singole culture per creare una loro identità e raccontando qualcosa di loro.
  • la grandissima offerta di stili di vita diversificati, crea identità sociali mutevoli.
  • questa mutevolezza, alimenta nelle persone un senso di incertezza, che al contempo aumenta il consumo, nella ricerca del prodotto più rappresentativo per l'individuo.

DOMANDE PAGINA 321
1. maggiormente aumenta l'offerta e più si diversifica, più cresce la necessità da parte degli individui di acquistarli: in questo modo l'economia cresce.
2. il consumismo è una tendenza degli individui di comprare beni di cui non sentono realmente bisogno.
3. il consumismo interessa prodotti intangibile, perché si basa sull'acquisto anche di beni che non sono materiali, come viaggi e spettacoli.
4. la caratteristica della postmodernità che meglio coincide coincide con il consumismo è l'allargamento della facoltà di acquisto ad un numero sempre più elevato di persone e classi sociali.

 L'INCONSCIO COLLETTIVO E GLI ARCHETIPI

https://wsimag.com/it/arte/18905-de-romanis-e-il-mondo-archetipo
Dal punto di vista psicologico, è possibile studiare come gli stereotipi si siano andati ad inserire nella società. Lo psicoanalista della scuola freudiana, Carl Gustav Jung condusse molti studi a riguardo, e offrì delle valide argomentazioni.
L'inconscio junghiano contempla anche  un inconscio collettivo, che contiene le tracce del passato umano. In esso sono presenti gli archetipi, immagini primordiali universali: la madre, la nascita, l'eroe, il fanciullo, il vecchio, l'animale, e si originano dalle esperienze passate dell'umanità.

Non esiste e non può esistere un'esperienza se non c'è una preparazione psichica innata, costituita da questi archetipi, che sono però ancora privi di contenuto: acquisteranno contenuto quando si imbatteranno in fatti empirici i quali toccano la preparazione inconscia.
Jung, chiarisce la definizione di archetipo, prendendo come esempio gli archetipi Anima, Animus, Persona e Ombra. L'Anima sono le componenti femminili nell'animo maschile (sensibilità, intuizione), e viceversa l'Animus sono le componenti maschili nell'animo femminile (determinazione, volontà). La Persona è ivece l'immagine pubblica dell'individuo, dunque il ruolo che esercita di fronte agli altri. L'Ombra è la componente irrazionale e istintuale dell'individuo.

SOCIOLOGIA A COSA PUO' PORTARE L'UTILIZZO DEI MEDIA? Con l'avvento dei meda, molti studiosi iniziarono a domandarsi su quali eff...