lunedì 25 gennaio 2021

 I RITI RELIGIOSI, PROFANI E DI PASSAGGIO

Generalmente un rito religioso può essere inteso come un complesso si azioni e gesti, la cui sequenza è prestabilita e fissa. I riti hanno particolare importanza perché suscitano emozioni collettive e personali che hanno un ruolo importante nel trasmettere la visione del mondo, i valori, le credenze di una religione. Infatti, non è necessario che un rito sia religioso, ma anche si stampo patriottico o sociale: tali riti vengono detti profani. In ogni caso, i riti sono sempre connessi a qualcosa di sacro: i valori, le autorità, identità, potere. Se i riti ci indicano cosa fare, ci indicano parallelamente anche cosa non fare (tabù): infatti, tutta la vita sociale è legata ad essi.

Invero, il passaggio degli individui da una condizione sociale o spirituale ad una diversa, è sempre sottolineata da una circostanza sacra. Tale sacralità deriva dal fatto che i riti sono compiuti in nome di determinate divinità. Tali riti vengono chiamati riti di passaggio; anche i riti di iniziazione sono riti di passaggio, perché sanciscono il cambiamento da una condizione sociale ad un altra, e con questo si assume anche un nuovo modo di vedere il mondo. 


DOMANDE PAGINA 250

1. i riti religiosi vengono fatti in nome di una divinità, i riti prfani in nome di un'altra autorità socali.

2. la bandiera è simbolo di nazionalismo.

3. i riti di passaggio, sono delle azioni che segnano il passaggio da una condizione sociale ad un'altra.

domenica 24 gennaio 2021


ANTROPOLOGIA

COS'E' LA RELIGIONE

 Oggi per religione si intende un insieme di credenze che si fondano su dogmi e cerimonie, che hanno lo scopo di avvicinare i fedeli ad esseri soprannaturali; se questi essere sono molteplici la religione is dice politeista, se è uno solo monoteista. Generalmente le divinità vengono venerate in luoghi appositi.

Questa non è però una regola: alcune religioni non hanno dogmi, alte non hanno dei (Buddhismo), ed alter nemmeno templi. Se dunque spostiamo la nostra attenzione da questi aspetti che sono puramente formali, possiamo definire la religione come un complesso di pratiche e credenze che riguardano dei fini ultimi e di cui si fa garante una forza superiore. Questa definizione esprime dunque la dimensione di significato della religione, ovvero dei valori che esprime, e del potere, costituita dalla credenza che vi sia un essere superiore che influenzi la vita umana.

Le credenze di una religione sono spesso relative alle preoccupazioni umane: la religione offre ai credenti la facoltà di affrontare le loro sofferenze e le ingiustizie terrene, diffondendo la speranza che esista un mondo migliore.

Oltre a ciò ha anche la funzione di unire gli individui secondo valori comuni: per la diffusione delle religioni sono spesso importanti i testi sacri, anche se non in tutte sono presenti; in particolare le religioni monoteiste propongono come valori buoni solo alcuni determinati e costanti, mentre quella politeiste sono sempre pronte ad accogliere nuovi dei e nuove energie.

SIMBOLI SACRI

 Ad esercitare un ruolo importante nelle religioni sono i simboli, perché rimandano a qualche verità profonda. Emile Durkheim definì le simbologie religiose come fonte di autorità nei confronti della divinità, che suscitano quasi timore, sopratutto per chi non è consacrato.

Secondo altre analisi, i simboli religiosi hanno la facoltà di dare orine ad un mondo caotico, quindi di consolare gli esseri umani.

Perchè un simbolo risulti riconoscibile, bisogna che la sua sacralità si imponga alla sensibilità dei soggetti; quest'ultimi però devono essere educati al riconoscimento del simbolo stesso. Questo processo si realizza attraverso i riti: infatti una religione non può essere vissuta veramante se non attraverso i suoi riti.

 PAGINA 245 DOMANDE

1. Oggi per religione si intende un insieme di credenze che si fondano su dogmi e cerimonie, che hanno lo scopo di avvicinare i fedeli ad esseri soprannaturali.

2.se questi essere sono molteplici la religione is dice politeista, se è uno solo monoteista.

3. i simboli sacri suscitano sentimenti si unione, ma anche di rispetto e autorità.

4. l'educazione alla religione ha la finalità del riconoscimento dei simboli religiosi.


mercoledì 20 gennaio 2021


ROSSO COME IL CIELO E LE INNOVAZIONI PEDAGOGICHE

 La storia del film “Rosso come il cielo” parte da una vicenda reale, quella di Mirco Mencacci che da non vedente e’ diventato oggi uno dei piu’ importanti montatori del suono del cinema italiano.

Il film racconta la sfida di Mirco, un bambino toscano di dieci anni che, dopo aver perso la vista, lotta tenacemente contro i pregiudizi affinche’ i propri sogni si realizzino.

Siamo negli anni settanta e la legge vieta ai bambini ciechi di frequentare le normali scuole pubbliche. Il bambino e’ quindi costretto a proseguire gli studi in un istituto per ciechi a Genova, dove vige un sistema educativo arretrato che lo destina a lavori marginali e alla rinuncia della propria personalita’.

Ma il protagonista non si arrende e quando un giorno trova un registratore e scopre che puo’ raccontare delle storie fatte di suoni e rumori, capisce di aver trovato la sua strada.

Anche se osteggiato dall’istituto, Mirco coltiva la sua passione e, con l’appoggio degli altri bambini e di don Giulio, mettera’ in scena una “favola sonora”, dando a tutti un’opportunita’ per esprimere se stessi e la proprio fantasia.

La storia di “Rosso come il cielo” e’ soprattutto rappresenta un esempio di determinazione e di coraggio, anche quando ci si trova in una situazione di svantaggio. Anche la realizzazione del film nasce da una scelta audace. Il regista, Cristiano Bortone, ha voluto rendere protagonisti proprio alcuni bambini non vedenti, facendoli recitare accanto ai bambini normovedenti. L’atmosfera di grande complicita’ che si e’ creata tra questi piccoli attori ha arricchito tantissimo il film e ha fatto si’ che si riuscisse a descrivere il mondo dei bambini in modo semplice e diretto.

E' sicuramente un'opera commovente, che rappresenta oltretutto un'importante fonte storica delle innovazioni pedagogiche del 1800, che come sappiamo si concentrarono proprio su i soggetti descritti nel film.

sabato 16 gennaio 2021


LA NASCITA DELLA PSICOLOGIA SPECIALE

 Verso la metà del XIX secolo si manifestò anche un notevole interesse verso i soggetti con deficit psichici. Dopo il primo attento di Itard, si moltiplicarono ricerche mediche con annesse approfondite pratiche pedagogiche. Generalmente si fa coincidere la nascita della psicologia speciale con l'opera di Itard, anche se effettivamente venne messa in atto con le pratiche intraprese a favore dei sordi e dei ciechi, i primi portatori di handicap considerati "educabili".

GLI ISTITUTI PER SORDI E CIECHI

Nel campo dei sordomuti fondamentali furono le esperienze dell'abate Charles-Mchel de l'Epee, fondatore nel 1771dell'istituto per sordomuti di Parigi, e dell'insegnate laico Samuel Heinicke che istituì una scuola pubblica a Lipsia. Anche in Italia vennero aperti istituti simili, da parte di Tommaso Pendola e Ottavio Assarotti, i fratelli Giuseppe e Cesare Gualandi, Giulio Tarra e Pasquale Fornari.

Anche per i ciechi i primi tentativi vennero attuati in età illuminista. Studiosi come Valentin Haüy, Johann Wilhelm Klein e Louis Braille; in particolare il metodo di quest'ultimo, basato sulla creazione di punti in rilievo percettibili al rato, divenne molto celebre, dino ad essere proclamo metodo universale per la lettura e la scrittura dei ciechi, al Primo congresso internazionale per l'educazione nel 1878. 

Anche in Italia vennero fondate scuole per soggetti ciechi, in particolare a Padova e Milano.

L'EDUCAZIONE DEI SOGGETTI PORTATORI DI HANDICAP PSICHICI

Fu più tardo lo sviluppo di istituti per soggetti portatori di handicap psichici. Una figura fondamentale a proposito fu Edouard Seguin, allievo di Itard. Nel 1847, dopo aver lavorato per anni nei raparti ospedalieri in cui queste persone erano ricoverate, aprì una prima scuola speciale, in cui educò una trentina di bambini giudicati irrecuperabili. Egli costruì degli strumenti e estese delle linee guida mirato all'educazione di questi soggetti, che vennero poi prese come esempio da pedagogisti successi.

Seguin afferma che per quanto "les idots" non potano mai primeggiare in ambito sociale, sta nell'operativo educativo degli insegnanti il dovere di dare a tutti un'educazione adeguata. La loro condizione, afferma, è peggiorata da quello che si potrebbe fare ma non si fa.

In Italia la questione dei soggetti con handicap psichici fu presa in esame sopratutto dai medici e dagli psichiatri, che diedero loro l'appellativo di frenastenici. Fu però scarsa l'attenzione dei pedagogisti, a causa della loro mancata formazione scientifica e del loro impiego nella lotta contro l'analfabetismo. I medici che tentarono di attribuirsi la questione furono Sante De Sanctis e Giuseppe Sergi, ma per ottenere qualcosa di memorabile servì l'avvento di Maria Montessori. 


DOMANDE PAGINA 365

1. le prime iniziative risalgono all'età illuminista.

2. Louis Braille fu importante perché inventò un metodo che permise ai soggetti ciechi di leggere e scrivere.

3. Seguin fu importante perché per primo considerò i soggetti con handicap psichici come degni di educazione.


LA PEDAGOGIA SPERIMENTALE

 Grazie all'intervento di questi studiosi, la pedagogia iniziò ad assumere una sempre maggiore posizione di rilievo in quanto vero e proprio metodo sperimentale di studio. Per l'affermazione della pedagogia come scienza, fu fondamentale l'intervento del laboratorio di psicologia sperimentale di Wilhelm Wundt, a Lipsia. Gli studi qui condotti furono decisivi per la creazione della psicologia scientifica e ambirono a dimostrare sperimentalmente il funzionamento di alcuni aspetti della psiche umana; queste problematiche erano connesse anche agli aspetti educativi, poiché fu subito evidente che l'educazione poteva avere delle ripercussioni psicologiche. In tal senso, l'educazione sarebbe stata tanto più efficace quanto più adattevole alle necessità psicologiche individuali. La pedagogia iniziò a necessitare di conoscenze psicologiche specifiche, al fine di migliorare i propri metodi di educazione. Per ovviare a questa necessità fu necessario l'avvento di Alferd Binet e Theodore Simon.

DOMADE PAGINA 362

1. tramite le ricerche psicologiche fu subito evidente che l'educazione poteva avere delle ripercussioni psicologiche. In tal senso, l'educazione sarebbe stata tanto più efficace quanto più adattevole alle necessità psicologiche individuali.


LA PEDAGOGIA DI EMILE' DURKHEIM

 Emilè Durkheim è considerato uno dei maggiori studiosi della storia, in quanto fondatore della scienza sociale moderna. In particolare si concentrò su modi di agire e di pensare collettivi, i loro rapporti con la genesi e il funzionamento delle istituzioni, applicando le leggi dell'evoluzione all'analisi sociale. Secondo la sua filosofia, l'educazione era il frutto dell'ambiente sociale in cui un individuo vive; questa varia a seconda delle condizioni storiche classiche e delle classi sociali a cui poggia: esiste un'assoluta dipendenza tra il sistema formativo e la struttura sociale. L'educazione non è perciò infatti naturale, ma sociale. 

Per capire meglio questa posizione, è necessario ricordare che secondo Durkheim l'uomo è costituito da dude esseri: quello individuale, cioè un insieme di bisogni e desideri, e quello sociale, ovvero un sistema di idee, sentimenti ed abitudini che rispecchiano quelle del gruppo di cui facciamo parte. L'educazione è dunque quell'azione sociale e personale al tempo stesso che innalza l'individuo al di sopra di se stesso, conformandolo all'ideale della coscienza collettiva. 

Durkheim riserva molta attenzione al principio dell'ordine sociale, dal momento che senza ordine sociale nulla può sopravvivere: è un imperativo etico. Quindi l'educazione ha come primo scopo l'apprendimento di queste norme. Infatti, la scuola costituisce la struttura sociale più importante, insieme alla famiglia, poiché educa all'ethos collettivo. E' infatti espressione dei bisogni sociali e della morale collettiva e rappresenta il luogo collettivo per la formazione individuale. Essa infatti costituisce l'attuazione di due principi fondamentali nell'analisi sociologica di Durkheim: la riproduzione e l'integrazione. La scuola riproduce, infatti, il sistema di idee esterno e garantisce l'integrazione delle giovani generazioni nella società futura. 

Una critica che venne posta allo tudioso riguarda la possibile creazione, più che di individui disciplinari, di indeividui amansuatvi, che obbediscono alle regole sociali.

DOMANDE PAGINA 362

1. la pedagogia ha il ruolo di delineare linee guida pe rie scuole, luogo in cu l'individuo impara l'ordine sociale e compie la sua realizzazione.

2. diversamente da Spencer, Durkheim afferma che l'individuo non è completante integrato alla sua evoluzione naturale, ma può deviare da essa, scendo dall'ordine sociale.

3. l'educazione permette di passare dall'io individuale all'io sociale, poiché grazie alla scuola inserisce l'individuo in un contesto sociale ampio, in cui abito l'individuo ad adeguarsi alle sue regole sociali, ma al tempo stesso potenzia le sue capacità intrinseche.

4. la scuola è essenziale poiché è l'espressione dei bisogni della collettività di un determinato periodo, e per questo educa gli individui a vivere in quella società stessa.


L'EDUCAZIONE DI HERBERT SPENCER

Herbert Spencer ottenne molto riscontro, perché elaborò una teoria filosofica di impianto evoluzionista, in cui propose una rivalutazione del sapere umano, compreso quello pedagogico. Egli elaborò la tesi dell'evoluzione come legge universale, applicabile ad ogi campo sella realtà, quindi anche alla società umana, ala linguaggio, all'arte, ecc. Nel 1861 Spencer presentò la sua pedagogia evoluzionistica nella prima edizione del saggio Educazione intellettuale, morale e fisica. 

In particolare, secondo la sua tesi, la legge dell'evoluzione poggia su tre caratteristiche specifiche: il passaggio da una forma meno coerente a una più coerente; il passaggio dall'omogeneo all'eterogeneo; dall'indefinito al definito. Il cammino evolutivo sarebbe dunque sostenuto da un moto propulsivo e da una forza di conservazione e riutilizzazione delle esperienze. L'intelligenza umana altro non sarebbe che un dato ereditario consolidato durante l'evoluzione mediante un progressivo accumulo di esperienze. 

Egli ritiene che l'educazione dell'uomo dovesse svolgersi tenendo conto prima di tutto della sua condizione di essere naturale; il fine dell'educazione è perciò strettamente legato alla concezione dell'uomo naturale, che si esprime tramite alcune attività che hanno carattere prioritario per la conservazione della specie; solo in ultima posizione Spencer poneva le attività che mirano alla soddisfazione personale. 

Di conseguenza lo studioso diede grande importanza alla formazione fisica dell'individuo, seguita dalla padronanza dell'intelletto tramite il metodo scientifico. Infine veniva l'educazione morale, che si concretizzava con l'adeguamento alle regole naturali, ovvero alle consuetudini sociali. In tal senso, la pedagogia di Spencer risultava essere perfettamente inline con i principi della società borghese.

DOMANDE PAGINA 360

1. la pedagogia di Spencer può essere considerata evoluzionistica perché concepisce come processo evolutivo ogni branca del sapere, tramite un moto propulsivo e una forza di conservazione e riutilizzazione delle esperienze: in tal senso l'intelligenza umana altro non sarebbe che un dato ereditario consolidato durante l'evoluzione mediante un progressivo accumulo di esperienze. 

2. l'evoluzione è costituita da un moto propulsivo e una forza di conservazione e riutilizzazione delle esperienze.

3. lo scopo dell'educazione è formare individui pronti a seguire le nome sociali e morali.

4, è importante la formazione fisica perché l'educazione è un processo di evoluzione naturale, che parte della naturalità dell'individuo, quindi dalla sua fisicità.

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