domenica 22 novembre 2020
LA PEDAGOGIA DI FRIEDRICH FRÖBEL
Friedrich Fröbel, nato il 21 aprile 1782 in Germania, è stato un pedagogo tedesco, colui che ha teorizzato il concetto di “kindergarten” o “scuola materna”.
L'EDUCAZIONE NATURALESecondo Fröbel, lo scopo dell'educazione, come afferma nella sua opera L'educazione dell'uomo, è la conoscenza della natura nel suo aspetto che coincide con l'essere umano e accompagnare l'autorganizzazione personale: l'intera natura sarebbe guidata da un'anima, ovvero una forma di intelligenza immanente, che regola sia la forma, che l'evoluzione delle cose. Per questo egli rifiuta la teoria della tabula rasa, e tramite una metafora naturalistica rousseuniana, afferma che l'apprendimento è fattibile se vengono seguite le esigenze individuali e naturali del fanciullo. Sono queste le premesse sulle quali egli basa la sua proposta di educazione infantile nei termini di un giardino: egli fona a questo proposito i Kindergarten, come alternativa all'educazione prescolare tradizionale. Fin da subito si configura come un modo per rompere con un modello di scuole di massa a struttura chiusa che non contemplava il contatto diretto dei bambini con il loro ambiente naturale.
Inoltre, Fröbel ripensa anche la struttura della famiglia e le pratiche genitoriali, che secondo lui dovrebbero essere rafforzate da un’istituzione pubblica e professionale che agisce di pari passo. Fröbel era discepolo di Pestalozzi, che delegava molte responsabilità dell’educazione dei bambini alle madri. Tuttavia, Fröbel, pur prendendo spunto da questa idea iniziale, difende anche un’educazione che prosegue con questo lavoro al di fuori dell’ambiente familiare. Per Fröbel dovrebbe esistere, oltre alla funzione educativa assegnata alle donne, come sosteneva Pestalozzi, anche un’istituzione pubblica responsabile della formazione dei bambini in età prescolare. Pertanto, il kindergarten rappresentava un compromesso tra l’educazione dei bambini in casa e quella sviluppata in un’istituzione creata con questo scopo. Secondo questa teoria, limitando le sue lezioni a tre o quattro ore al giorno, la scuola materna avrebbe avuto il compito di completare l’educazione del bambino e non di soppiantare la famiglia.
L'IMPORTANZA DEL GIOCO
Nella sua filosofia, il bambino non è più solo una creatura da proteggere, ma detentore di diritto al gioco e di apprendimento. A proposito, rifacendosi alla filosofia naturale di Schiller, Fröbel concepisce il gioco come attività capace di far crescere il bambino secondo il suo ritmo e di cogliere in maniera intuitiva l'essenza della realtà e i processi del divenire naturale. Nonostante molti pedagogisti considerassero il gioco come distrazione e ricreazione, per Fröbel è invece il centro dell'educazione infantile: strumento per favorire l'espressione in maniera creativa e in stretto contatto con il linguaggio.
LA TEORIA DEI DONI
Su questa base si sviluppa l'idea dei doni, cioè di giocattoli dotati di potere simbolico, capaci di far intuire al bambino le leggi del mondo. Al progredire del gioco, i doni hanno proprietà sempre più difficili da intuire. I primi sei che vengono introdotti al bambino hanno la funzione di insegnare le proprietà generali dei corpi, in particolar modo delle forme geometriche: il primo è la palla ed è, secondo Fröbel, il punto di partenza di tutte le altre forme. Il secondo dono è composto da una sfera, un cilindro ed un cubo. Fröbel volle che questi oggetti fossero accompagnati da alcuni versi cantati, non solo per far si che il bambino imparasse il linguaggio o sviluppasse l'udito, ma perché riuscisse a sviluppare idee chiare e distinte tra cui l'idea del calcolo.
Il terzo dono, un cubo diviso in otto parti, dovrebbe far risvegliare nel bambino il senso dell'intero e della divisibilità dei corpi. Il quarto è un cubo diviso in otto mattoni mediante tre divisioni orizzontali e una verticale. Il quinto è invece, un cubo diviso obliquamente in ventisette cubi. In questo modo sarà facilitato l'insegnamento del calcolo. Infine, l'ultimo dono consiste in un cubo diviso in ventisette mattoni. Esso si ricollega al quarto dono ed è la progressione del quinto.
Secondo Fröbel, grazie a tutti questi doni, il bambino dovrebbe acquisire l'idea dei solidi e le loro dimensioni (altezza, larghezza, lunghezza), esistono poi doni complementari che fanno procedere lo sviluppo intellettuale del bambino verso l'astratto.
LA FORTUNA DI FRÖBEL
La pedagogia di Fröbel tardò ad avere successo, poiché le sue idee sembravano troppo innovative per la realtà del tempo. Infatti, il primo asilo aprì nel 1937. Da questo momento in poi, le sue idee pedagogiche vennero sviluppate e messe in pratica nei modelli istituzionali come la scuola materna e successivamente si sono estesi in tutta Europa e in tutto il mondo, arrivando fino ai giorni nostri. Questo fu possibile grazie ad un'appassionata sostenitrice di questo modello, Bertha von Marenholz-Bülow.
DOMANDE PAGINA 302
1. le riflessioni che portarono alla nascita dell'idea di giardino, riguardano la filosofia naturale, secondo la quale lo sviluppo dell'uomo va di pari passo con la natura.
2.Fröbel riprese da Rousseau l'esaltazione dello stato di natura, mentre da Pestalozzi l'idea che nel processo educativo fosse importante il ruolo della madre, anche se non nella stessa misura.
3. i doni erano oggetti geometrici dati ai bambini, la cui complessità progrediva con l'avanzamento del processo d'apprendimento, i quali portavano il fanciullo a dedurre i concetti di forma, colore, volume.
4. l'autore non ebbe subito fortuna, in quanto le sue teorie vennero inizialmente considerate troppo innovative per la società dell'epoca.
LE PRIME SCUOLE INFANTILI
Le prime iniziative dirette specificatamente all'infanzia furono avviate in Inghilterra e in Francia. Nel 1816 l'industriale e filantropo Robert Owen, in Scozia, aprì una classe per i bambini più piccoli, nella quale venivano insegnate geografia, storia naturale, intervallate da danze e canti. Sul suo esempio, la stessa iniziativa fu intrapresa a Londra, nei cosiddetti Westmister free day infant asylums. Le scuole disponevano di un cortile per gli esercizi fisici, ai bambini più pisoli era insegnato l'alfabeto in forma di gioco, e i più grandi imparavano la matematica e lo scrivere cantando. Il programma di queste scuole fu poi stilato da un organizzatore: Samuel Wilderspin.
Nello stesso periodo, queste iniziative furono intraprese anche in Francia con Madame de Pastoret e Jean-Marie Cochin. A questa seguirono molti paesi europei. Anche in Italia, sorse questa iniziativa a partire dagli anni 20, da parte di alcuni esponenti della nobiltà piemontese come Tancredi e Giulia di Barolo.
IL FENOMENO IN ITALIA
Il principale artefice della pedagogia infantile in Italia fu Ferrante Aporti. Egli infatti poneva molta attenzione nella formazione precoce dei bambini piccoli. Secondo la sua opinione, le difficoltà riscontrate nelle classi prime delle scuole elementari erano date da una cattiva formazione precedente e dalle cattive informazioni raccolte in famiglia, oltre che dal ambiente malsano delle aule stesse. Dunque, egli proponeva un'anticipazione della scuola elementare, destinata ai bambini dai due anni e mezzo, fino ai sei. Il programma di questi potenziali istituti, proponeva una buona assistenza materiale ai fanciulli, ma sopratutto mirava alla loro formazione morale, fisica ed intellettuale.Per molti versi, il programma di Aporti appariva molto simile a quello di Welderspin, sopratutto nella concezione della religione come base dell'educazione morale, la valorizzazione dello spirito imitativo di figure esemplari e l'importanza dell'esercizio fisico.
Emergono però alcune differenze: Aporti fu molto più attento all'utilizzo appropriato della lingua da parte dei bambini, i quali dovevano sviluppare le loro capacità grammaticali; insistette inoltre sulla pulizia, sulla cura del corpo, del vestiario e dell'alimentazione. Inoltre, al contrario del modello inglese, Aporti escludeva completamente le punizioni, quali potevano essere privazioni del cibo, del gioco, isolamento dai compagni, ecc.
Inizialmente il modello scolastico di Aporti di istituto pre scolastico, nel quale venivano apprese già in tenera età le fondamenta del sapere, ebbe molto successo: era in atto la prima rivoluzione industriale, durante la quale i bambini iniziavano a lavorare già da molto piccoli, dunque un'iniziativa del genere costituiva la loro unica possibilità di imparare tali saperi; conosce però il suo declino quando subentrò l'esperienza dei giardini dell'infanzia di Fröbel, più attenti alle necessità psicologiche dei bambini.
DOMANDE PAGINA 298
1. Robert Owen fu colui che per primo istituì una casse scolastica per i bambini molto piccoli e poveri.
2. In Francia vennero applicate iniziative simili a quelle inglesi, per l'educazione dei bambini.
3, Aporti proponeva un istituto prescolare, nei quali i bambini potessero imparare i rudimenti del sapere, prima di essere inseriti in un istituto scolastico vero e proprio.
4. il successo iniziale della pedagogia di Aporti, si deve alla prima rivoluzione industriale, durante la quale i bambini iniziavano a lavorare già da molto piccoli, dunque un'iniziativa del genere costituiva la loro unica possibilità di imparare a leggere, scrivere e far di conto.
PEDAGOGIA
L'INFANZIA NEL XIX SECOLO
A partire dal 19esimo secolo si andò ad affermare un nuovo interesse nei confronti dell'infanzia, differente dal precedente e più forte, legato a motivi romantici: la scoperta di un'età capace di vedere il mondo attraverso gli occhi dell'ingenuità e del sentimento, da crescere e correggere attraverso l'affettività.
Un altro fattore di rilievo fu la crescente attenzione nei confronti della medicina, della crescita fisica e delle condizioni igieniche, sia da parte delle famiglie borghesi che di quelle più popolari. Questa maggiore attenzione divenne un fattore di prima necessità della società dopo il 1815: infatti, dopo lunghe guerre si conobbe finalmente un periodo di pace e benessere, che comportò un aumento della percentuale di nuovi nati. Nonostante questo, le condizioni di vita sia nelle campagna che nelle città, rimanevano deprecabili. Si andarono ad instaurare fenomeni come il vagabondaggio e l'accattonaggio da parte dei bambini, i quali cercavano denari per le famiglie. Inoltre, nei paesi in cui si sviluppò la prima industria, sempre più madri vennero impiegate nel lavoro extra casalingo, lasciando soli i figli e molto spesso abbandonandoli. Le condizioni di lavoro erano inoltre promiscue e molto spesso venivano portate a casa diverse malaria.Per questi motivi, comparvero in Europa molte iniziative educative e di assistenza, in favore di bambini e ragazzi. In particolare, si moltiplicarono le scuole infantili, grazie alla nuova considerazione dell'infanzia come età da proteggere.
DOMANDE PAGINA 295
1. la nuova concezione dell'infanzia nacque come risposta alle problematiche di vita infantile che si riscontrarono durante il 19esimo secolo.
2. i bambini erano molto spesso abbandonati dalle madri lavoratrici, vivevano in condizioni igieniche pietose ed erano analfebatizzati.
3. questo fenomeno fu generato dalla nascita della società industriale, la quale introdusse la figura della madre lavoratrice, la quale appunto, per lavorare, molto spesso abbandonava i figli.
sabato 21 novembre 2020
CONDIVEDERE CONVIENE?
A proposito dell'economia collaborativa gli esperti si mostrano molto positivi, in quanto andrebbe a ridurre i problemi legati al capitalismo: lo spreco, l'inquinamento, la sovrapproduzione. Tuttavia si è andato a creare un dibattito, tra chi la considera l'idea che rivoluzionerà il secolo e chi ne evidenzia alcune contraddizioni.
Viene fatto l'esempio della cosiddetta cooking sharing, ovvero la condivisione di esperienze culinarie tra sconosciuti. In effetti, rende più accessibili determinati beni, ma al contempo è una situazione applicabile unicamente a chi è economicamente agiato. Ma l'invenzione di questo meccanismo, ha creato delle nuove situazioni di cui prima non si credeva di aver bisogno: mentre ora, ogni si sente la necessità di condividere ogni momento. Per questo, non va a diminuire la concezione capitalista, quanto ad aumentarla.
IL CAMBIAMENTO DELLE OCCUPAZIONI
Se il periodo di industrializzazione (seconda rivoluzione industriale) ha portato ad una graduale incentivazione del lavoro nelle fabbriche, durante la postmoderni questi impieghi hanno iniziato un processo di declino: ad oggi sono molte di più le persone che lavorano in uffici, nel commercio, oppure come liberi professionisti. Questo mutamento prende il nome di "terziarizzazione dell'economia", poiché si fonda sullo sviluppo del settore terziario, ovvero quello dei servizi.
Infatti, nei paesi occidentali, oggi solo una parte minoritaria della società è impiegata nell'industria o nell'agricoltura. Questo accade perché la terziarizzazione dell'economia ha portato ad una modificazione del mercato ed a un aumento della domanda tale che è stato necessario introdurre macchinari che velocizzassero la produzione. Al contrario invece. nei settori terziari si sono moltiplicate le possibilità occupazionali, con conseguente innalzamento del tenore di vita.
LA FLESSBILIZZAZIONE DEL LAVORO
Se la razionalizzazione de lavoro aveva condotto ad una severità nei confronti degli orari lavorativi e delle mansioni svolte, ai lavoratori ora viene chiesto di essere flessibili nei confronti delle attività lavorative. Concretamente, ad oggi si riscontra un grandissimo numero di lavori precari, giuridicamente ambigui, poco protette sul piano della prevenzione, rispetto a quelli stabili. Tuttavia la flessibilizzazione del lavoro si rivela molto spesso utile per le imprese, che riescono a razionalizzare e a ridurre di molto le loro spese. Però, questo causa nei lavoratori un grandissimo stress psicologico: a differenza della prima metà del novecento, la dimensione lavorativa non è più fonte di sicurezza.
LA SHARING ECONOMY
Negli ultimi anni si è andato a contare un nuovo approccio al lavoro e alle attività economiche, basato su relazioni collaborative: esso viene chiamato economia collaborativa o della condivisione. Ne fanno parte, per esempio, gli spazi ambitativi o lavorativi con sale comuni, in cui le persone possono incontrarsi e condividere esperienze e beni. Però, il mezzo che rende questo processo maggiormente facile è il supporto digitale, che permette alle persone di scambiare competenze, condividere tempo e denaro, senza conoscersi ma aderendo ad una comune filosofia collaborativa.
Secondo gli esperti, questo atteggiamento, sta andando a generare un nuovo stile di vita, basato su uno sfruttamentoo delle risorse più equilibrato, poiché favoriscono l'accesso ai beni a posto della loro proprietà, il riuso invece dell'acquisto e il risparmio grazie alla messa in comune delle competenze.
DOMANDE PAGINA 317
1.il fenomeno che interessa il mondo del lavoro nei paesi occidentali è la terziarizzazione del lavoro.
2. il numero degli occupanti è diminuito, perché è stato resa necessaria una velocizzazione della produzione, attraverso i macchinari.
3.la flessibilizzazione del lavoro riduce di molto i costi delle industrie, ma al contempo genera uno stress psicologico nei lavoratori, i quali non possiedono un posto sicuro.
4. la sharing economy è un'economia basata sullo scambio di bende esperienze, che avviene pricipalmente all'interno dei supporti tecnologici.
SOCIOLOGIA
IL DIBATTITO SULLA POST MODERNITA'
L'avvento della cosiddetta società post-moderna, si ebbe dopo la seconda rivoluzione industriale e presenta caratteristiche talmente particolari da dover essere studiata nel dettaglio.
Il concetto di società postmoderna si ebbe grazie Jean-François Loytard, il quale definì così la società del 1960. Egli affermò come la società di quel tempo fosse caratterizzata dalla "fine delle grandi narrazioni", ovvero quelle grandi spiegazioni sull'origine dell'umanità, insorte nei scoli; ora l'uomo non si interroga più riguardo alle sue origini, al suo passato, perché non ne è più interessato. Questo disinteresse nasce fondamentalmente da uno scetticismo nei confronti del progresso: scopare l'utopia dei grandi ideali di innovazione nel futuro.
Quando si parla di società postmoderna, gli studiosi tendono a prendere generalmente due posizioni: chi approva l'utilizzo del termine in quanto vede in quell'epoca qualcosa di peculiare, e chi invece afferma che non vi sia nulla di nuovo. Ad esempio, Jürgen Habermas rifiuta in modo assoluto questo concetto, in quanto affibbierebbe del fallimento alla società: al contrario di quello che sostengono i teorici del postmoderno, non è che sia scomparso l'ideale di miglioramento nell'uomo, semplicemente è incompiuto. Sulla stessa linea si muove il pensiero di Anthony Giddens, il quale afferma che più che la decadenza vista da Loytard, non è altro che un richiamo a valori passati: non si vede una rivoluzione, semplicemente perché non è in atto. Egli suggerisce che sia preferibili il termine "tarda modernità".
Sull'estremo oppposto, come afferma Zygmun Baumann, la post-modernità sarebbe contraddistinta dalla frammentazione, la molteplicità di riferimenti alternativi e contraddittori e il dissolvimento di valori una volta ritenuti validi, quali stato e religione.
LE CARATTERISTICHE DELLA SOCETA' POSTMODERNA
Al di là dei dibattiti, gli studiosi hanno individuato quattro caratteristiche generali della postmodernità:
- la centralità del sistema d'informazione e comunicazione: la società contemporanea è anche detta società della conoscenza, in quanto ogni giorno vengono aggiunte nuove informazioni al nostro patrimonio culturale. L'individuo non è in grado di aggiornarsi riguardo ognuna di esse, per questo perde ogni punto di riferimento;
- la globalizzazione e la frammentazione: per quanto ogni paese del mondo si è reso indipendente politicamente ed economicamente, e dunque può permettersi di interagire con altri, al suo interno vivono persone di nazionalità diverse, che possiedono riferimenti culturali diversi;
- l'accettazione delle diversità: la società moderna vive nella consapevolezza che ogni suo riferimento culturale è mutevole nel tempo, e per questo è più propensa ad accettare le diversità;
- un diffuso clima di incertezza: in un clima nel quale ogni decisione può e deve essere reversibile(matrimonio, lavoro, scuola, ecc.), prevale la mancanza di certezze e la preoccupazione per il futuro.
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