martedì 29 settembre 2020

 SOCIOLOGIA

LA SOCIETA' DI MASSA: COMUNITA' E SOCIETA'

Le società, ovunque essa si trovi, presenta sempre i processi di istituzionalizzazione, socializzazione, disuguaglianza e devianza.

La società moderna è molto diversa rispetto a quelle precedenti; la causa di questa differenziazione è principalmente legata alle riforme portate dal colonialismo e dalla globalizzazione (nasce in questo periodo la sociologia, come scienza finalizzata alla comprensione delle trasformazione, Comte). 

Prima della Rivoluzione industriale, prevaleva una società basata sulla comunità: rapporti molto intimi e di impego reciproco (Durkheim, solidarietà meccanica), Però a partire dal 17esimo secolo, con il razionalismo e l'illuminismo, viene posto al centro dellattenzione il singolo e diventano secondari i rapporti con gli altri. Si comincia a pensare che le facoltà umana di pensare e agire razionalmente ed automaticamente debba essere il vero collante sociale. 

La rivoluzione Industriale fece si che questi processi si diffondessero (Weber, calvinismo come base del capitalismo). In questo conteasto naquero le organizzazioni atte a soddisfare le necessità del singolo: scuole, ospedali, ecc...

LA SOCIETA' MODERNA

La vita individuale è sempre amministratata dalla collettività che coincide sempre di più con lo Stato, ovvero con le norme, le leggi e i modelli di comportamento.In quel modo aumenta il benessere individuale, poichè non si è vincolai dalle tradizioni.

Dunque, la nostra società. è caratterizzata dalla razionalizzazione e l'individualizzazione della vita. La razionalizzazione organizza le attività collettive, per conseguire obbiettivi difficili; l'individualizzazione aumenta le capacità di autodeterminanizzazione dei singoli: aumenta la libertà rispetto alla comunità e vi è l'omologazione delle persone in base agli standard di massa. 

 

LA RAZIONLIZZAZIONE 

La razionalizzazione del lavoro avvenne verso la fine del 1800, grazie al contributo di Taylor, un ingegnere ed imprenditore statunitense. Egli elaborò una concezione scientifica del lavoro che riconobbe la necesità di un'istruzione al lavoro e una distinzione tra le figure direttive e quelle esecutive.

Questi principi vanno a costituire una società burocratica, seguendo una logica pere scopo e scegliendo i mezzi minuziosamente. Così lo Stato si dota difunzionari competenti a questi scopi e di gerarchie di comadno.

Dunque, il processo di razionalizzazione, si caratterizza in primo luogo da una formazione di linguaggi capibili da tutti. Infatti, i linguaggi della razionalizzazione sono universali. In secondo luogo vi è la pretesa di migliore l'efficacia e l'efficienza delle azioni, attraverso l'adozione di tecniche senza nuove.

Inoltre, il razionalismo rende le azioni imperiali: è l'essere umano a doversi adattare alle azioni che vengono compiute, non viceversa.

 

L'INDIVIDUALIZZAZIONE

Quando gli individui, in una società, si trovano libri di scegliere indipendentemente dai punti di riferimento comunitari, si ha il processo di individualizzazione. In questo senso, l'individualizzazione può essere intesa come autodeterminanizzazione, ma anche come autonomia morale.

Però, più un individuo tenta di affermare se stesso, più diviene responsabile di ciò che fa: può attribuire solo a se stesso gli esiti delle sue azioni, tramire la ragione.

 

L'INDIVIDUALISMO

Molto soesso però l'individualizzazione comporta dei risvolti crititci. Infatti autodeterminarsi significa anche solitudine e manca di riferimenti carti: subure le conseguenze delle proprie azioni è più impiegativo di seguire una cultura nelle sue regole.

L'ansia legata al bisogno di individualizzarsi, comporta un altro fenomeno: l'individualismo, ovvero il continuo bisogno di esteriorizzare il proprio io in modo che siano gli altri a determinarsi. 

 

LOMOLOGAZIONE

Paradossalmente, le libertà che ci è stata data di individuarci, finisce per renderci tutti uguali. Infatti, la standardizzazione è l'unico mezzo attraverso cui le istituzioni sono in grado di governare la complessità delle persone; dunque gli interessi del singolo possono essere soddisfatti unicamente guardando alla massa. 

Si va a costituire così la società di massa, ovvero una società in cui le masse raggiungono la ribalta sociale, diritti. Concretamente, la società di massa prende corpo quando si estendono a tutti gli strati sociali, privilegi e diritti fondamentali, quali la disponibilità economca, l'istruzione, la partecipazione politica, ecc...

Quando questo accade, le facoltà di decidere sfuggono al singolo privilegiato e vengono veicolate da una massa. DI riflesso, però anche le scelte prese si ripercuotono sulla collettività.

Lestensione a tutti dei privilegi produce la massificazione, ovvero l'eliminazione di ogni differenza, anche comportamentale. 

 

 PEDAGOGIA

LA NASCITA DELLA SCUOLA LICEALE 

Dopo l'impero napoleonico sembrò chiudere tutti i processi rivoluzionari dell'educazione,per favorire  un'organizzazione scolastica laica. 

Profondi cambiamenti interessarono l'istruzione secondaria: furono fondati i licei, che costituivano il pieno compimento dei collegi. Secondo Napoleone, il liceo doveva rappresentare la fucina della classe dominante dell'impero. 

Nel corso liceale venivano proposte le scienze esatte, la storia e la geografia, le lingue classiche e le materie umanistiche. Rimanevano però sostanzialmente simili i metodi di insegnamento, e i contenuti risultavano poco approfonditi: In questo senso soppravvisse il modello Cinquecentesco. 

Gli studenti erano inoltre sottoposti ad un controllo molto rigido, esercitato dai collegi, poichè appunto erano dei futuri universitari e nelle loro mani vi era il futuro della nazione. 

 

IL CONTROLLO DEL SISTEMA SCOLASTICO

Il  17 marzo 1808 fu fondata una legge che introduceva le università imperiali. Le Accademie dovevano vigilare sui gradi inferiori di istruz
ioni, ed erano distribuite sul territorio in modo omogeneo.

Negli anni successivi, Napoleone tentò di rendere ancora più centralizzata e gerarchica l'amministrazione scolastica: egli voleva controllare i contenuti scolastici e limitare la diffusione delle scuole private. Questo progetto però fallì.


LA RIFORMA IN ITALIA

La legge del 1802 fu applicata anche in Italia, attraverso la creazione della Direzione generale della pubblica istruzione (antenato del ministro dellapubblica istruzione). L'azione si rivolse ad incrementare l'istruzione elementare. L'obbiettivo era quello du dotare ogni comune di una scuola, a carico delle finanze municipali.

 

giovedì 24 settembre 2020

 "IL LETTORE" DI BERNHARD SCHLINK E LA REDENZIONE ATTRAVERSO LA LETTURA

Germania, fine anni Cinquanta. Mentre il paese cerca di archiviare definitivamente gli orrori della guerra, il quindicenne Michael Berg cerca di lasciarsi alle spalle i giorni maledetti della sua adolescenza. Svanita l’itterizia che lo ha costretto a letto per un intero inverno, ora può avventurarsi di nuovo per le strade della sua città, e raggiungere la casa di Hanna Schmitz, la sconosciuta trentenne che lo ha soccorso un giorno d’ottobre in cui, di ritorno dalla scuola, la malattia si era fatta sentire con violenza. Occhi azzurri, capelli biondo cenere, il volto spigoloso ma femminile, Hanna Schmitz esercita un’attrazione fatale sul ragazzo. Nella sua casa, un modesto appartamento in cui la stanza più grande è la cucina, Michael riceve la sua iniziazione alla vita sentimentale. Un’iniziazione fatta di travolgente passione e pudori, interrotti di tanto in tanto da uno strano rituale imposto dalla donna: la lettura ad alta voce da parte del ragazzo dei classici della letteratura tedesca. Un giorno, però, Hanna svanisce nel nulla senza lasciare traccia, gettando Michael nella più cupa disperazione. Alcuni anni dopo, il ragazzo, divenuto studente di legge, la rivede in un’aula di tribunale in cui si celebrano i cosiddetti Auschwitzprozesse… in veste di imputata. 

Scritto da Bernhard Schlink, Il lettore appare per la prima volta in Germania nel 1995,ed è uno dei romanzi fondamentali della narrativa tedesca contemporanea. Tradotto in più di cinquanta lingue, vincitore di numerosi premi letterari – tra gli altri, il Premio Grinzane-Cavour in Italia, dove fu pubblicato nel 1996 con il titolo A voce alta –, trasposto con successo sullo schermo da Stephen Daldry (The Reader, con Kate Winslet e Ralph Fiennes), il libro viene riproposto oggi in una nuova traduzione che ne conferma il carattere di vero e proprio «evento letterario» (Der Spiegel), capace di segnare un passaggio importante nella trattazione della Shoah.

 Questo romanzo, per quanto sia non molto nnumeroso per pagine, racchiude un'enorme quantità di tematiche interessanti: oltre ad esere
un esempio velato della filosofia esistenzialisa (attraverso le riflessioni di Michael riguardo alla generazione nata dopo la seconda guerra mondiale), mostra come la lettura possa essere un mezzo di redenzione; ovviamente, la lettura risulta essere un'allegoria dell'istruzione in generale. Infatti, Michael leggendo per Hanna impara a ponderare la propria voce, aquisendo fermezza e decisione, non solo nella lettura ma anche nella vita; grazie a questo rito, egli riscatta la sua posizione, migliora a scuola e decide di iscriversi all'Università di legge: Il destino di Hanna era invece già segnato: nata dopo la prima guerra mondiale non potè mai andare a scuola, rimanendo analfabeta. Quando conosce Micheal ha un'età avanzata, 36 anni: non può più di iscriversi a scuola. Questo genera in lei un conflitto difficile da comprendere: è probabilmente un genio, ma non può trova le parole per esprimere i suoi pensieri. Per questo, fa si che Michael legga per lei: anche se marginalmente, la lettura allevia il tormento che si porterà dietro tutta la vita. Lei vede Michael crescere, affermare la sua intelligenza, consolidarsi il suo carattere e vive così attraverso lui.


 

COME I MEDIA ELETTRONICI INFLUENZANO IL COMPORTAMENTO SOCIALE

 

Si deve a Marshall McLuhan, di cui abbiamo già accennato in precedenza,  l’idea che i media costruiscano dei veri e propri luoghi fisici ed emotivi, immateriali ma assolutamente simili a quelli della vita materiale. Nel corso degli ultimi decenni, tale idea si è progressivamente diffusa e ha dato vita a un importante filone di analisi relativo al ruolo sociale esercitato dai media. Tra gli autori che fanno da manifesto per questo filone di ricerca troviamo lo statunitense


Joshua Meyrowitz. È conosciuto prevalentemente per il volume Oltre il senso del luogo. Come i media elettronici influenzano il comportamento sociale. In tale lavoro, pubblicato nel 1985 e diventato un vero e proprio classico dei media studies, Meyrowitz ha cercato di analizzare come l’apparizione della televisione e dei media elettronici abbia modificato la percezione dello spazio da parte degli esseri umani. In questo senso emerge che, per effetto del ruolo esercitato dai media, nella vita sociale i confini esistenti tra la scena pubblica e il «retroscena» degli individui sono stati progressivamente abbattuti e ha cominciato a svilupparsi un nuovo «spazio intermedio» dove il pubblico e il privato tendono a fondersi. 

Precedentemente, per accedere ai vari ambienti sociali, era necessario possedere un codice di accesso; detto in altre parole bisognava saper vivere dentro determinati contesti. La televisione e gli altri media elettronici hanno però eliminato questi vincoli e questa è la principale ragione che spiega perché hanno potuto ottenere un enorme successo nella società. Inoltre, tali mezzi hanno consentito di ridurre la necessità di essere fisicamente presenti in un luogo per poter fare una determinata esperienza all’interno di tale luogo. Nonostante questo, però, gli ambienti fisici tradizionali e gli ambienti dei media non devono essere visti in contrapposizione, ma entrambi in grado entrambi di favorire le interazioni tra gli individui e di attivare tra questi dei flussi informativi.

Dunque, lo studioso non vede i media in chiave negatica, in quanto hanno consentitu collegamento, e spesso anchela fusione di diverse sfere della società che un tempo erano nettamente distinte. Di conseguenza, hanno riorganizzato gli spazi sociali riducendo l’importanza delle barriere tradizionalmente esistenti nella società sul piano dell’età, del livello di istruzione e della posizione di status. 

 

mercoledì 23 settembre 2020

 SOCIOLOGIA

I MASS MEDIA

Dall'inizio del Novecento iniziò a svilupparsi una nuova tipologia di agenzia sociale: i mass media (mass, ammasso di persone; media, comunicazione). Essi costituiscono un mezzo fluido e veloce, nonchè molto efficace alla diffusione di valori ed opinioni su largissima scala sociale; valori che sono sempre, tutti uguali. Questa porta all'omologazione culturale, sinonimp di qualunquismo: l'opinione comune è uguale, ed anche una diversificazione di ideali è unicamente svolta in massa.

I mass media, nella loro diffusione, fecero leva sulle dittature del 1900, e sui sistemi capitalisti. Possiamo ricordare a proposito le riflessioni di pensatori quali Marx, Weber, Durkheim, Millgramm e Zimbardo. E' bene specificare che lo stesso periodo è noto per il grandissimo sviluppo della tecnologia, grazie alla seconda rivoluzione industriale: in questo contesto fu importatne l'invenzione della fotografia e delle cineprese. Queste venivano usate per la propaganda al consumismo (oltre che politica): l'attenzione non è più concentrata sul messaggio che viene trasmesso, ma sul mezzo con cui la trasmissione avviene (Macluan); il pensiero è rivolto unicamente al consumare (Erich Fromm, avere o essere?). Veniva fatta leva sull'emoività delle persone, cercando di attirare la loro attenzione ma la contempo impedendone la riflessione. 

Un esempio lampante di questo meccanismo ci viene offerto da Pirandello, nei
quaderni di Serafino Gubbio operatore.


 

 PEDAGOGIA

RIVOLUZIONE FRANCESE ED ISTRUZIONE

 Lo scopio della Rivoluzione Francese nel 1789 portò a grandisse conseguenze sul piano sociale, poichè con essa finì l'antico regime.

In questo periodo(1792-1794) venne animata una grandissima discussione riguardo le possibili riforme scolastiche. Ad alimentare questo dibattito furono gli ideologues e i philosophes, gli intellettuali (come Condorcet, Sicard e Cabanis).

Al tempo del governo di Robespierre e dei giacobini, furono sanciti i diritti inalienabili dell'infanzia; al contempo prese corpo l'idea di un'educazione popolare anche in Francia, seguendo l'esempio dei  governi illuminati

russi, precursori di questa proposta.

Con la rivoluzione francese venne indotta una nuova visione dello Stato e del cittadino: l'uomo diventa portatore di diritto, non solo di dovere come di pensava in precedenza. Il primo diritto era quello dell'istruzione, che poteva garantire il progredimento sociale. Fu secondo questo principio che la Convocazione Nazionale proclamò l'obbligatorietà dell'istruzione, per tutti. Vennero create scuole in tutti i comuni e vennero ampliate le possibilità di scelta degli indirizzi scolastici superiori (ora vi erano scuole professionali, scientifiche ed umanistiche).
 

In questo contesto il bambino assunse un nuovo significato: egli diventa il simbolo della purezza, dell'innocenza, della Rivoluzione stessa: è metafora dell'uomo nuovo, della speranza per il futuro. Per quato doveva essere impartita un'educazione atta a forgiare gli individui del futuro.

lunedì 21 settembre 2020


PSICOLOGIA

LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE DI LE BON
Eventi come lo sviluppo della società industriale, i conflitti di classe e le proteste popolari, fecero saltare all'occhio alcune stranezze, da parte degli psicologi del tempo: le persone tendevano a comportarsi in modo differente all'interno del gruppo, rispetto a quando si trovavano soli.
Ricordiamo, ad esempio Le Bon, che si occupò appunto di risolvere gli interrogativi legati a questo fenomeno, nel suo saggio del 1895 La psicologia delle folle . Per Le Bon, quando un individuo è circondato dalla folla, mette in atto dei comportamenti meno razionali rispetto a quando è solo: nella folla emerge lo spirito istinitvo dell'individuo, l'anima della razza umana. In questo contesto, acquisisce una forza invinciblile che gli permette di cedere a quegli impulsi che, da solo, avrebbe tenuto sotto controllo: l'emotività viene esaltata al massimo. E' una sorta di contagio mentale, che si basa sulla suggestione.
E' necessario quindi un capo che possa condurre la folla per ordinaew queste tendenze istintive.
 
 FREUD E L'ANNULLAMENTO DEL SINCOLO NELLE FOLLA
Nel 1921, Sigumud Freud, scrisse un libro sul tema, di nome Psicologia delle masse e analisi dll'io
che tratta le ragioni che inducono gli individui a comportarsi in modo di div quando si trovano nella folla.
Egli sostiene che per capire il comportmanto di una folla sia necessario comprendere il comportamento del singolo, e dunque i meccanismi inconsci che stanno alla base de comportamento individuale all'interno di una folla più ampia. In questo contesto, ls personalità del singolo si annulla, lasciando spazio alla personalità della massa, che diventa omogenea per i comportamenti.
L'umo  si snete potente, poichè la massa garantisce l'anonimato e l'annullamento del senso di respinsabilità: l'individuo singolo non esiste più, poichè diventa massa anonima.
Nella massa, gli individui si identificano con gli altri individui, rinunciando allapropria autonomia e proiettano le qualit idelai sul capo, che rappresenta tali caratteristiche.
Il comportamento umano nella folla ha dunque la sua origine in elemti inconsci e libidici, ovvero che sfuggono alla consapevolezza.
 
LA BANALITA' DEL MALE NELLA TEORIA DI MILGRAM
Stanley Milgram, psicologo statunitense, durante gli anni sesanta del secolo scorso, si occupò di condurre delle ricerche riguardo l'obbedienza alle autorità.
E' importante contestualizzare però i suoi studi: si era appena svolto, a Gerusalemme, il processo a Adolf Eichmann, accusato di crimini contro il popolo ebraico, contro l'umanità e di nazismo. La filosofa Hanna Arendt segue il dibattito, e in base alle sue osservazioni scrive il saggio la banalità del male: il amle, incarnato dall'imputato, è banale, in quanto la sua malvagità non è trascendentale: è banale, e le sue azioni potrebbero essere compiute da chiunque.
Quello che Miligram tentò di spiegare, in questo senso, è come ogni persona, anche abituata alla vita pacifica, possa arrivare a compiere azioni spregevoli se influenzato dalla società. Nel caso specifico del nazismo, l'obbedienza alle autorità sarebbe alla base dei comportamenti dei nazisti stessi ( e alla base di tutti i comportamenti disumani).
Lo studio è stato realizzato da parte dell'università di Yale, su più di mille soggetti. Attraverso un annuncio su un giornale, Miligram reclutò dei volontari chiamamti a pratecipare all'esperimento, preannunciato come studio sugli effetti delle punizioni nell'insegnamento. I volontari vennero mescoltati, a loro insaputa, e divisi in allievi ed insegnanti: gli allievi dovettero imparare a memoria dei vocaboli, e al momento dell'errore, gli insengati dovettero punirli con una scossa elettrica che via via diventava più forte, come ordinato da Miligram (l'autorità).
Fino a che punto i soggetti sarebbero andati avanti con l'esperimento e quanti di loro si sarebbero ribellati alle imposizioni delle autorità? Nella maggior parte dei casi, l'epserimento fu portato a termine nonostante si manifestassero dubbi: di fatto l'insegnante sapeva di star ferendo l'alunno, ma continuava comunque, sotto controllo delle autorità.

Il fatto che sconvolse lo psicologo fu che, nonostante l'individuo sapesse di star facendo del male, non solo non volesse opporsi alle autorità,ma non ne aveva nemmeno i mezzi: si innesca una gamma ampissima di fenomeni che vanno a determinare la sottomissione del'individuo.
Ma quali sono questi fattori? Miligram ne individuo alcuni:
  • la buona educazione;
  • l'impegno a mantenere la promessa fatta allo sperimentatore;
  • la vergogna di tirarsi indietro.
I meccanismi che vengono messi in atto sono dunque di adattamento, delegando ad altri la responsabilità delle loro azioni: è colpa delle autorità, non del soggetto (questo è il meccanismo psicologico che si innesca). Dunque a coloro che compiono le azioni vengono attribuite qualità impersonali, indipendenti dalle azioni umane: i soggetti agiscono abbediendo ad una sorte di imperativo trascendentale alla volontà umana. L'indviduo si sente, dunque, molto vicino all'autorità e molto lontano dalla vittima.

LE SPIEGAZIONI PSICOLOGICHE DELLA SHOAH
Il sociologo Bauman, riprendendo l'esperimento di Milgram sull'obbedienza alle autorità, sposto l'attenzione sulle dinamiche contestuali che vi sono alla base delle atrocità umane. Secondo questa prospettiva, la Shoah è interpretata attraverso tutti quei meccanismi di interazione e di influenza sociale funzionali al raggiungimento fi finalità economiche e politiche.
Un elemento essenziale, in questo contesto, fu l'esclusione morale degli ebrei, che tramite la propagnada furono resi un outgroup: potremmo dire che gli ebrei, prima di essere effettivamente uccisi, venivano annientat sul piano umano.
I burocrati coinvolti in questo atroce processo stavano semplicemento obbediendo agli ordini: era in atto un meccanismo di deresponsabilizzazione individuale.




 

SOCIOLOGIA A COSA PUO' PORTARE L'UTILIZZO DEI MEDIA? Con l'avvento dei meda, molti studiosi iniziarono a domandarsi su quali eff...