venerdì 15 gennaio 2021


LA GLOBALIZZAZIONE E LE SUE CONSEGUENZE

Una delle caratteristiche principali della globalizzazione è la perdita di importanza della dimensione fisica, quando si intraprende un rapporto: le persone sono connesse tra oro in modo ampio ed incontrollato. Infatti, la globalizzazione viene definita come stato di connettività complessa. SI dice infatti che il mondo stia diventando uno spazio sociale comune

Non solo i rapporti ma anche le informazioni valicano i confini spaziali: al giorno d'oggi abbiamo più consapevolezza su quali siano le culture di altri stati. Difatti, grazie a questa grandissima accessibilità ogni contesto diventa esplorabile, sia geografico che culturale. 

Sembriamo avvicinarci alla costituzione di un'unica società umana globale, poiché qualsiasi cosa accada è capace di influenzare individui provenienti da ogni parte del globo. La società globale è anche detta tradizionale, poiché si afferma indipendentemente dalla volontà degli stati, e molto spesso anche contro di essa.

La globalizzazione ha però anche dei risvolti negativi: ad una maggiore esposizione alle popolazioni abitanti stati diversi, non sempre corrisponde un'accettazione di essi. In questo modo nascono infatti situazioni di xenofobia e razzismo, ed aumenta la disparità tra privilegiati e non privilegiati: non tutti hanno infatti al disponibilità economica per inserirsi in questo sistema.

PAGINA 343 DOMANDE

1. la maggiore caratteristica della globalizzazione è la perdita di importanza da parte della dimensione spaziale.

2. lo stato di connettività complessa, comporta la frazione di una comunità unica ed indipendente dai confini statali.

3.la società globale viene definita tradizionale, perchè le persone che la abitano sono sconnesse da un luogo geografico preciso, ma possono traslare da un luogo ad un altro.

4. La globalizzazione ha però anche dei risvolti negativi: ad una maggiore esposizione alle popolazioni abitanti stati diversi, non sempre corrisponde un'accettazione di essi. In questo modo nascono infatti situazioni di xenofobia e razzismo, ed aumenta la disparità tra privilegiati e non privilegiati: non tutti hanno infatti al disponibilità economica per inserirsi in questo sistema.


mercoledì 13 gennaio 2021


LA FORMA URBANA

 La forma territoriale tipica della società industriale è la città, pochi in esse i rapporti sociali tipici dell'industrializzazione trovano piena espressione. 

Le prime città sorsero nella Mezzaluna fertile, e avevano un potere statale centrale a cui gli individui erano sottomessi, e le loro sedi economiche, religiose e politiche. Queste tre permasero e si trasformarono in base alla cultura dei diversi popoli. Un aspetto che però rimase uguale fu la presenza di un'area geografica con un'elevata densità abitativa. Questa caratteristica rimasta inconfutabile anche durante la seconda rivoluzione industriale, in cui i centri più abitati erano proprio i più vasti ed industrializzati (anche se al giorno d'oggi non sempre una grande densità abitativa corrisponde ad una grande industrializzazione).

LA METROPOLI MODERNA

Fin dal XIX secolo, studiosi come Gregor Simmel osservarono delle caratteristiche ricorrente dei vari centri urbani: il bombardamento di stimoli di ogni genere e la continua chiamata ad interagire con altri individui. Di forte a questo, gli individui adottano un meccanismo di difesa dagli stimoli e di contenimento delle proprie reazioni emotive. 

La città è una grande forma di razionalizzazione della vita umana; si risparmiano tempo ed energie,si produce di più, si fa convivere insieme un gran numero di persone, a costo di rapporti spersonalizzati e superficiali; non esistono più eventi imprevedibili, è tutto monotono e cannibale. 

La città è anche un luogo cosmopolita: se una comunità condivide le stesse trazioni culturali, la città ne condivide diverse e per questo garantisce maggiore varietà di vita. Inoltre, grazie alle nuove possibilità di movimento e comunicazione create dalla tecnologia, i rapporti umani non si limitano solo agli spazi urbani, ma diventano globali: si dice infatti, che nei rapporti odierni li spazio fisico abbia perso di importanza.

PAGINA 340 DOMANDE

1. le caratteristiche costanti che permettono di definire una città sono le collocazioni spaziali e temporali.

2. in seguito alla rivoluzione industriale sono aumentati i numeri e le dimensioni delle città, poiché il lavoro è passato dall'essere agricolo all'essere situato nelle fabbriche, ubicate spesso nelle periferie cittadine: per rendere il lavoro più accessibile alle persone è stato necessario costruire nuove abitazioni nei pressi di esse, portando alla crescita delle città.

3. in una comunità locale i rapporti personali sono più intimi, mentre in un contesto urbano sono anomici.

4.la collocazione fisica perde di importanza nella comunità globalizzata, perché i rapporti che intraprendono le persone diventano estendibili a regioni del mondo irraggiungibili senza i mezzi tecnologici.


SOCIOLOGIA

LE COMUNITA' LOCALI

La corporeità umana costituisce una condizione imprescindibile della vita in una società, che viene da essa determinata: infatti, si è inesorabilmente vincolati nel tempo e nello spazio, a causa del nostro corpo, della nostra fisicità.

In questa analisi, lo spazio è la condizione che permette di vivere collettivamente, mentre il tempo è espressione delle caratterizzazioni che la società sta prendendo in quel momento. Ogni società, anche le più impensabili come quelle digitali, è vincolata da questi due fattori: si dice che esse siano caratterizzaste dalla medesima unità geografica e dallo stesso periodo storico, e per questo prendono il nome di comunità locali. Le comunità locali sono caratterizzate da legami sociali foti: generalmente, in un piccolo paese si creano legami sociali più stretti rispetto ad una grande città, e le persone hanno maggiore capacità di identificarsi.

Le comunità locali, negli ultimi decenni, hanno subito una forte regressione, a causa della spinta alla globalizzazione, dell'industrializzazione e della modernizzazione. Una delle conseguenze di questo processo è stata la perdita di legami profondi, per lo sviluppo di legami anomici ed interpersonali. I legami sociali più rilevanti nella vita sociale, non sono più legati al territorio, ma alle organizzazioni sociali.

Nonostante l'allargamento dei fronti territoriali, è bene notare che si riscontra comunque un condizionamento mentale, in base alla moda del quartiere o della città in cu un individuo vive. Le agenzie economiche fanno ovviamente leva su questo fenomeno, per arricchirsi: sono nati così i distretti industriai.

Molti studiosi hanno visto nello sviluppo di queste realtà un delle nuove comunità, anche se a differenza di quest'ultime, nelle città e nei quartieri mancano legami stretti ed affettivi.


PAGINA 337 DOMANDE

1. la corporarierà è importante nella vita degli individui, poiché li vincola nel tempo e nello spazio e li permette dunque di costituire in modo concreto la vita stessa.

2. le comunità locali, sono piccole realtà cittadine, caratterizzate da una bassa popolazione e quindi legami sociali più stabili.

3. le comunità locali, negli ultimi decenni, hanno subito una forte regressione, a causa della spinta alla globalizzazione, dell'industrializzazione e della modernizzazione, poichè hanno portato alla crescita dei contesti geografici con la conseguente liquefazione dei legami sociali.

4. le comunità contemporanee sono costituite da intere città o quartieri.

domenica 10 gennaio 2021


IL PENSIERO MITICO DI LEVI STRAUSS

Nella seconda metà del Novecento, l'antropologo francese Levì Strauss, elaborò una nuova interpretazione del concetto di mito. La sua peculiarità consiste nel trattare il mito come un'attività speculativa, senza prendere in considerazione i legami che il racconto mitico può avere con la vita sociale e culturale di una popolazione. 

Secondo la sua interpretazione il mito va analizzato un termini di strutture.  Egli considera il racconto mitico sul modello della lingua, scomponibile nelle sua unità minime, quali i fonemi, che in questo contesto prendono il nome di mitemi; un insieme di ditemi costituisce un mito. Un mitema prende significati diversi per culture diverse, fattore che permise allo studioso di comparare miti id popolazioni diverse, come quelli delle Indie e del sud America. 

Un questo contesto, il mito è un ambiente speculativo, in cui il pensiero umano non soffre delle costrizioni della realtà materiale e sociale, dove è permessa la totale immaginazioni. Il mito ha dunque la funzione di conciliare gli aspetti contraddittori dell'esistenza umana e del mondo naturale, che non possono avere alcuna spiegazione razionale, come per esempio la dualità tra corpo e spirito. Il pensiero mitico è dunque libero: esso pensa per se stesso.


DOMANDA PAGINA 228

1. tutta la cosmologia contiene i miti di creazione.

2.il mito è uno spazio narrativo, tramite il quale vengono spiegati determinati fenomeni, come la morte e l'origine del mondo fisico.

3. il trickster è un personaggio, che separa le cose unite in due entità autonome e contrapposte.

4. secondo Strauss il mito è un'attività speculativa.


IL MITO

 Nel 1935 un gruppo di antropologi condusse uno studio presso i Dogon. Alla guida della spedizione c'era l'antropologo francese Marcel Griaule, il quale si concentrò in particolare sulla cosmologia Dogon: una complessa e efficace visione dell'ordine del mondo dalla sua origine, che si avvicina ambo alla filosofia che alla scienza occidentale. 

Tutta la cosmologia era gremita di miti sulla creazione della terra, dei fiumi, degli animali, delle piante e degli esseri umani. Molti studiosi si dimostrarono interessati alle origini dei miti, fino a delinearne le caratteristiche principali. Il mito ignora innanzitutto spazio e tempo; inoltre i personaggi hanno la facoltà i parlare ad animali e piante, ma anche agli dei: si annullano differenze di regni, generi e specie, tra mondo sensibile ed invisibile. Il miro propone spesso una situazione originari di unità tra esseri e cose.                       In linea geerale, infatti, il mito propone una antropomortifzione della narra, attribuendole quindi caratteristiche umane, quali il linguaggio e i sentimenti; vale però anche il contrario. 

Nei miti, la creazione è sempre rappresentata come processo nato dalla separazione di vari componenti della natura. E' interessante notare, come in moltisse culture questa separazione sia descritta come frutto delle azioni di un personaggio specifico, un essere che contenga in se una dualità di elementi. Nella letteratura antropologica, questo personaggio prende il nome di trickster, un personaggio furbo e scaltro che spesso agisce irresponsabilmente, incarnando dentro di se sia il bene che il male.

Gli atropologi giunsero alla conclusione che il mito, ha funzione pedagogica, speculativa, morale, sociologica, di classificazione, ma anche un'autorizzazione a compiere certi riti, oppure la giustificazione dell'ordine dell'esistenza. 


 IL MALOCCHIO E LA FORTUNA

Molto simile alla credenza della magia è la credenza nel malocchio. Esso consiste nella credenza che attraverso uni sguardo si possa augurare il male ad una persona.

Questa credenza è molto diffusa in Europa e in Medio Oriente, ed assume significati differenti. In Medio Oriente, in particolare, si crede che le parole troppo complesse rivolte ad oggetti, o uno sguardo particolare, essa essere dettato da invidia, e quindi atto al male; Per esempio sono da evitare, nella cultura araba, i troppi complimenti riferiti ad ua persona, oppure nelle culture rurali nei contfronti di animali.  

Il malocchio lanciato, si manifesterà in seguito attraverso disgrazie. Per evitare questo, vengono individuati degli individui, maghi e maghe, in grado di levare il malocchio. In genere si tratta di paure, che con l rito vengono dissolte, oppure di patologie passeggere. In caso il rito non funzionasse, è consigliabile rivolgersi a qualcuno di più esperto.

Parallelamente al malocchio, si è sviluppata l'idea che determinati eventi possano portare fortuna, che prevengono o curano gli eventi sfortunati. 

DOMANDE PAGINA 223

1. gli astrologi e gli alchimisti furono i primi a fondare il pensiero magico, e credevano che il loro lavoro potesse influenzare la vita delle persone.

2. nell'ottocento il termine magia indicava formule e attività, avete lo scopo di influenzare la natura delle cose.

3. Per Malinowski la magia assume un ruolo rassicurante, nei confronti di eventi portatori di ansia.

4. In entrambi i casi, malocchio e sfortuna sono relativi a determinati eventi scatenanti e possono essere risolti.


ANTROPOLOGIA

LA MAGIA E IL SUO FUNZIONAMENTO

Nella cultura odierna, la magia viene considerata come la tecnica di manipolare materiali utilizzando formule occulte, per ottenere esiti positivi o negativi. Effettivamente è questa la definizione, ma il modo in cui è vista è negativo, intrisa di scetticismo; nel passato però la magia era parte integrante della cultura mondiale.

A ridosso del 1900 James Franzer affermò che il pensiero magico precedette quello religioso; questo on è del tutto vero, ma espresse due processi importanti del pensiero magico. l'imitazione e il contagio. La prima rappresenta la credenza che emulando i comportamenti della natura e degli animali, si potesse ottenere il controllo su di loro; la seconda invece crede che due oggetti entrati in contatto preservino la loro interazione. 

I primi antropologi interpretarono la magia come aberrazione intellettuale, tipica delle menti primitive, e che vi fosse un forte legame con la religione.

 Un antropologo i particolare si distaccò da questi ideali: Malinowski. Nel corso degli anni trenta, sulla base di ricerche nelle isole Trobian, egli sostenne che la scienza si trovi presso ogni popolo in maniera differente. Questa servirebbe per costruire armi, o qualsiasi cosa di natura pragmatica. Mentre la religione avrebbe lo scopo di spiegare fenomeni di natura più filosofica, come l'origine del bene o del male. La magia invece ha scopi rassicuranti.  Malinowski aveva osservato che i Torbian compivano atti magici quando dovevano compiere azioni generatrici di ansia: rappresenta dunque uno strumento della cultura. Per questo la magia non è anteriore alla scienza o alla religione, ma un gesto primordiale atto a controllare i fini desiderati. Per questo non importa se la magia funzioni, basta che rassicuri.

Un'altra posizione riguardo la magia fu espressa da Ernesto de Martino. Egli sostenne che la magia rappresenta un residuo arcaico ancorato al bisogno dell'essere umano di afferrare la propria presenza di fronte alla morte e all'annientamento. In questo senso la magia può incontrare la religione, essere una sua interfaccia: per esempio, porre un crocifisso per proteggere dalla morte.


SOCIOLOGIA A COSA PUO' PORTARE L'UTILIZZO DEI MEDIA? Con l'avvento dei meda, molti studiosi iniziarono a domandarsi su quali eff...